Vedi

Vedi, è solo questione di tempo. Lo so che sembra costare invece chiudi gli occhi ed è già scrivolato via, ora sei complice di un’era diversa.

C’è stato un tempo in cui siamo stati felici, allargavi gli occhi a catturare la luce, lasciavi scivolare i sorrisi lungo le guance, cullarsi sul tuo corpo, lasciare a terra una traccia luminiscente. Avrei detto che non saremmo stati capaci mai di perdere quella traccia.

Mi sbagliavo, com’è ovvio visto da qui. Eppure io credo non importi. Credo che si possa avere ragione comunque. Che sia solo ed esclusivamente il tempo a confonderci. Rimuovilo dall’equazione, non vedi come i termini ora si semplificano? Come due lontananze si annullano a vicenda. In questo modo vi è lo spazio prima per ricordare, poi per interiorizzare, infine per seppellire. Perchè le cose buone, se restituite, rimettono in circolo le energe positive, le attenzioni che gli abbiamo infuso. Ciò che abbiamo dedicato ritorna, se solo sappiamo lasciarlo andare. È questione di fiducia, soprattutto.

Per capire ho dovuto trovare una posizione adeguata, che mi rendesse possibile quel compito. Sono allora salito, ho guidato, ho camminato, ho sbagliato strada. Poi, quando sono arrivato in cima ho visto San Michele che proteggeva le vie di accesso. Mi sono seduto di fianco a lui e finalmente ho guardato il tempo per come era scorso e per come scorreva nella valle giù dabbasso. Ho visto immediatamente un errore che facciamo: usiamo una sola parola, amore, per indicare cose diverse. Ci chiediamo se e quando abbiamo amato, come fosse la ripetizione di un singolo atto, il ritorno a un preciso stato dell’animo. Ma non può essere così perchè l’amore non è qualcosa che nasce in una persona ma è il modo in cui aggiustiamo i nostri pezzi per combaciare con qualcuno, per fargli spazio dentro noi. È il modo in cui spostiamo fegato e polmoni, in cui tiriamo il cuore un poco più a sinistra, per fare spazio al suo nel nostro petto. Il modo in cui lo facciamo varia perchè le forme di chi abbiamo di fronte variano, perché noi usciamo diversi da ogni nostra esperienza e quando l’ho incontrata ero diverso da quando ti incontrerò. Non ripeterò mai più quelle parole precise che ho detto nei giorni che sono passati. Ne creerò di nuove, pescherò le sillabe fra i tuoi capelli, le comporrò, le sciacquerò nei tuoi occhi e te le depositerò sulle labbra.

Così ho pensato che non bisogna avere paura, bisogna solo danzare attorno al tempo, lasciare che passi e che poi ritorni, che rallenti e acceleri. Avere fiducia. Farsi trovare pronti a coltivare. Avere chiaro che nulla che è stato sarà ancora e che questa è una cosa buona, è una cosa giusta. Solo un consiglio: gli addii impara a pronunciarli con la giusta attenzione, con la giusta gratitudine perché sono loro che preparano il futuro.

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