Maggio

E non pensare al farsi giorno, al farsi spazio di quegli occhi.
L’aprirsi lento, il farsi strada d’un sorriso come fosse l’Albata che esplode dall’ombelico di maggio. E se c’è spazio, se c’è spazio… sarò là. Dove è labile il confine fra l’uomo sconfitto dalla lunga notte, dall’afflosciarsi del vino e l’eroe che s’accascia un attimo appena, piegato dal peso delle proprie imprese.

Chiarimenti

Ricordi. Fra la statale, una pista da pattinaggio, la notte di Lisbona.
Certe notti essere sobri è un peccato. Lo paghi.
Vibra, sai, questo pensare, questo odorare situazioni.
E sbagli se lo credi frutto del passato. Lo è, certo, ma in minima parte.
Sai cos’è che lo alimenta? E’ il future imprigionato negli occhi, la promessa di esplosioni vergata nel sangue e nella sangria.
E allora esplodo anch’io, continuando questa danza che io e gli altri continuiamo a fare, ad anni, e chilometri di distanza.

Oggi la statistica, e quei libri arrivati (l’evoluzione del linguaggio…).
Domani invece arriva Flavia.

Nel tempo e nello spazio

Questo week-end ho viaggiato nel tempo e nello spazio.

Venerdì sera una cena per celebrare i dieci anni dalla nostra maturità.
Dieci anni.
Dove avresti detto di essere dieci anni fa?
Ti rendi conto che ora non importa quello, quanto con chi e con quale bagaglio appresso al cuore.

Le vedi certe risate?

Poi, una notizia che… mi commuove. Una notizia da una mia compagna. Cavolo, le sorprese bisogna saperle fare.

Poi parti con quelle storie, che completano e rafforzano la tua. Parti, e vai a raccogliere altri pezzi, a coltivare altri spazi. Ma soprattutto a bere e fare casino. La decisione più naturale è cominciare con un bell’after, incontrare e raccogliere Sara, andare a Brandizzo a recuperare Alessandra e via verso l’aeroporto. Parcheggiare fra le 5 e le 6, aprire una birra fra il sole che sorge e gli aerei fra capo e collo.

Brandy viene a recuperarci all’aeroporto, Grazia la incontriamo a Utrecht.

Quattro, quattro! Quattro ragazze da controllare. E non perderne nessuna. Propongo idee pratiche, come affibbiare ad ognuna un campanaccio ma loro rifiutano di aiutarmi. Provo a tenerle a bada con dolciume vario (per tutte) e abbondante caffè (per Sara).

Non è semplice arrivare a sera, non è semplice arrivarci vivi, dopo la notte insonne. Però è Olanda, le casette colorate, le ragazze bionde e troppo alte.

La giornata scorre e la sera ci raggiungono Luca e dei suoi coinquilini. E’ sempre bello rivedere Luca. E’ ancora meglio andarci a bere assieme. Magari in un pub dentro una chiesa sconsacrata.

Il giorno seguente Amsterdam… dove si gioca l’ultima di campionato, decisiva per l’assegnazione del titolo. L’Ajax vince. Poliziotti a cavallo, petardi e una folla che inneggia all’Ajax sono la naturale conseguenza.

E poi ancora serata… che poche ore di sonno dopo diventa mattino. Diventa me che sveglio Sara, noi che andiamo, troppo presto in aeroporto, atterriamo a Malpensa e per il primo pomeriggio arriviamo in tempo al Politecnico per seguire le lezioni. Anche se a Sara annullano la sua :)

Da questo week-end torno con le emozioni in tasca e il bisogno di chiudere gli occhi, per riposare, per pensare.

Non c’è

Sara dice che ho troppe amiche. Io dico che non è vero.
Il ruolo dell’amico-gay appioppato al povero sottoscritto.
Mi piace parlare. Andare al Roar-Roads. Io, tre ragazze francesi. Una che a Torino ci vive, una che ci vuole restare, una che è triste di andarsene.
Torino e quelle vie che con la luce giusta, sanno così di ottocento. Quelle vie che quella sera ho percorso con un mantello, un signore a dirmi che anche lui da giovane, Goliardia e tutto il resto.
Poi torno per quelle strade. Sai, ripercorrendo quelle strade che in quel particolare periodo della mia Vita… non so, con la luce giusta forse, o l’assenza a fare da sfondo a brandelli di passato. Avverti solo il peso, il peso greve d’un non-esserci, così a dormirmi sul costato, ad annidarsi fra un respiro e l’altro.
Torno e non torno mai, rimango per sempre sospeso, incapace di raccogliermi tutto in un unico luogo, in un unico tempo.
Ci sono fatti che raccogli per strada, come il fatto che la stracciatella della gelateria Della Alpi sia epica. E ci sono fatti che disperdono te per strada, ti sminuzzano e ti tengono bloccato agli angoli di questa o quella città, di questa o quella esperienza. Non so se rimani più povero, più inconsistente. Non credo. Però, la giusta luce, la giusta assenza di luce e tutto… si confonde. Diventa palco in preda a pensieri. E mancanze che di giorno si sentono troppo sottili per mostrarsi, e ora ti danzano davanti agli occhi. E tu ne avverti la compagnia mentre torni a casa, in questa Torino di fine Ottocento.

Trucioli

Credo che vivere sia come scolpire: ti danno un blocco di tempo e possibilità e bisogna tentare di modellarlo secondo i sogni, i desideri che si muovono dentro di noi. Stiamo lì a tirar via ciò che si frappone fra noi e quella visione. Nell’attività febbrile non facciamo caso a quello che cade a terra, a che cosa rimane: trucioli che hanno i volti delle persone che ci lasciamo dietro, delle possibilità cui rinunciamo, delle decisioni prese, dei si e dei no. Quei trucioli rimangono lì, separati dal resto, da quell’ammasso di tempo e possibilità che ancora sopravvive e in cui continuiamo a infondere i nostri desideri, le nostre speranza, seguendo quell’immagine, talvolta precisa, talvolta sfocata e sfuggente di ciò che noi vogliamo per la nostra Vita.

I trucioli rimangono lì, avanzi. Un po’ come il tempo che passa e di cui alla fine conservi pochi ricordi, frammenti abbastanza piccoli da poterli tenere in tasca. Io mi metto in tasca una passeggiata mentre il cielo si fa chiaro, l’alba che nasce di nuovo. E poi mi metto in tasca certi discorsi con Carmine.

Come fantasmi

Stamattina non c’era proprio tempo, la scadenza, il token.
Stamattina in quel non esserci tempo parli con una persona con cui non parlavi da tanto tempo. Un anno?

Come fantasmi.

Ed era poi normale, come via dal tempo, dagli eventi, come nulla a inframmezzare, nessun detrito sulle parole. Come una cascata e via, ti ritrovi a scorrere di nuovo nel fiume placido, senza segni.

Come fantasmi.

Ci sono combinazioni che provocano reazioni che non sai spiegare. Guardi gli ingredienti e nessuno di loro è in grado di giustificare quel che succederà quando li mescoli. Un’esplosione che non trova spiegazioni, ride beffarda.

E allora trovala quella ragione per esplodere, quel senso che in te da solo non c’è trovalo. E poi esplodi.

E poi mi guardo Das Leben Der Anderen, in tedesco, con i sottotitoli in inglese.
E poi penso di un viaggio in USA, da solo.