Radici

Un tempo non avrai mai considerato di abbandonare questi posti, l’Italia, il Piemonte, anche solo Torino.
Fra oziose chiacchiere da pub mi trovo a pensare che quello che mi legava a questi luoghi si sia, come dire, affievolito. Sempre più indipendente, i rapporti con le persone si rilassano. E da un pò un senso di vertigine questo senso di libertà travestito da solitudine.

Poi arriva la Domenica, una visita a dei parenti. E ripensi che in fondo sia qui il tuo posto, le amicizie coltivate le vedi un pò come vecchie pantofole che negli anni si sono adattate a te, hanno forse un pò ceduto e qualcuno vedendolo penserebbe di buttarle via, il proprietario lì di fianco ad annuire col capo ma sapendo in cuor suo che non riuscirebbe mai a rinunciarvi. E forse non è solo per mancanza di coraggio.

Nel frattempo, di soppiatto, la nuova settimana s’è fatta sotto, affrontiamola.

Alone I break? Maybe not

Sento la voglia di andare avanti, riniziare l’università, pacioccare con il portatile in arrivo, lavorare su moonbiter.net e sorprendermi. Mi sento bene con me stesso perchè, assai poco modestamente, mi amo alla follia. Sarà perchè trovo sempre più difficile fidarmi e fare affidamento sulle persone. Negli ultimi anni ho avuto sempre più spesso l’impressione che quello che mi veniva detto fosse per lo più un insieme di cazzate. Si inganna sè stessi, si ingannano gli altri. E poi sono così indaffarato a capire me stesso, le varie personalità che lottano fra di loro. A volte mi sembra di avere vari livelli di coscienza. Uno più profondo osserva con curiosità e compiacenza le lotte che si svolgono in superficie e impattano sul mio mutabile umore.
 
Chissà.
 
Aspetto qualche sorpresa, positiva o negativa non importa, l’importante è il mutamento, lo sconvolgimento delle previsioni e degli equilibri. E’ il movimento, l’adattarsi, il reagire che vuol dire energia, vuol dire vita. No?
 
E anche per questo orribile post abbiamo finito.
 
E comunque inizio a essere curioso di sapere chi sia unaperfettasconosciuta. Avrò mai elementi per risolvere questo rompicapo?

Fra la vita ed un vecchio fumetto

I giorni passano lenti fra la voglia d’estate, gli esami che si avvicinano e i contrattempi, quella leggera forma di "attrito" che la realtà sembra utilizzare per rallentare il procedere della vita. Comunque il portatile è stato dichiarato definitivamente morto. E’ seguita un’accurata autopsia operata con mezzi di fortuna e ora giace sulla mia caotica scrivania. Lo schermo da una parte, il resto dello chassis (la copertura in plastica) dall’altra. Mercoledì esame e poi un pò di lavori in casa a Torino al fine di stendere la benedetta moquette.

Io in casa non ci so stare. Ho bisogno di muovermi, andarmene. Ma un pò devo studiare e un pò non mi va di girarmene da solo in questi giorni. A volte sento Vale, altre mi rifugio dentro un vecchio fumetto giapponese, un manga: Ranma 1/2. Uscito fra il ’96 ed il ’98. Un fumetto umoristico, comico, allegro insomma. Ma quello che mi piace e mi colpisce è l’atmosfera così delicata. Sarà perchè la prima volta che l’ho letto mi ha accompagnato dai 14 ai 16 anni ma anche perchè c’è nascosta dentro un pò di società giapponese. La storia narra tra le altre cose dell’amore fra due ragazzi, sedicenni nella storia, che impiegano quasi 50 numeri (equivalenti a due anni di edizioni quindicinali) perchè uno dichiari di amare l’altra (e solo perchè questi è convinto che ella sia spirata). E alla fine di tutto se ne vanno semplicemente camminando fianco a fianco. Mai un solo bacio, una carezza. E poi ci ricamo su ovviamente. Attratto dall’idea di un’amore che non si nutre di strabordanti dichiarazioni di amore eterno o di erotismo che si sfoga sempre, in ogni circostanza. Un amore che non sembra avere neanche un fine, neanche quello di manifestarsi ma si accontenta di vivere fine a sè stesso. Amore puro, amore e basta. E io in quegli anni ero un romantico fino a quel punto. Sognavo un amore così. E così oggi mentre incappavo in November rain, le cui note mi accompagnavano nel viaggio verso il tecnico del computer bè ho ripensato ad altre fasi della vita, diverse, ma in cui ancora credevo, speravo, nutrivo sogni così irraggiungibili e al tempo stesso così intensi da sembrare reali. Era prima di finire in questa sorta di limbo in cui i colori si assomigliano un pò tutti, in cui ho imparato a distinguere i vari tipi di birra ma ho perso le occasioni speciali in cui berla. Si cambia, si cresce. A volte è solo una scusa. A volte si smette e basta. Smette di fare cosa? Non lo so, non ho le parole e non ho voglia di cercarle. Poi ho letto un’intervista all’autrice di Ranma. Diceva che quello dei fumetti ha in comune con i sogni che nessuno è mai solo. Non ci avevo mai pensato ma è vero. Ogni scena è così piena di personaggi, tanti fra loro sono amici-nemici in fondo in fondo pronti a darsi una mano nei momenti difficili, nessun personaggio resta mai solo se non lo spazio di una vignetta. Ripenso a me che avrei voglia di andare a fare un giro e so bene che non c’è nessuno a cui chiedere di farmi compagnia. Penso all’inverno che passerò a casa a Torino. E’ anche colpa mia, a lezione non parlo con nessuno, poi tornerò fra quelle mura, a guardarmi Friends, il mio Ranma di post-adolescente. Nel frattempo stendo la moquette e vernicio le pareti, colori solari e colori caldi. Bisogna illudersi di tanto in tanto. E sempre nel frattempo la nipote dalla vicina, credo con il suo compagno, si trasferisce nell’appartamento di fianco. E dove prima era la signora Renata e poi silenzio e sigilli la vita riprende, dopo aver tirato il fiato per qualche mese. E forse così dobbiamo fare anche noi. Il tempo di un pò di malinconia e poi… bè un giro posso farmelo anche da solo.

Muta e non solo

All’improvviso ho visto la stanza che mi stava tutt’attorno. Ho visto quel blu così incredibilmente intenso delle piastrelle. Denso. Ho visto gli spazi, l’aria che ci si spandeva. Gli oggetti, i mobili comuni e disposti come solo in quel luogo. Anonima. E ho capito che in questa stanza era possibile illudersi di viverci per sempre. Liberi, soli. Tutto, tutto era avulso da ciò che fuori era ricerca, fermento. Là una pace così muta e stupida da tacere della solitudine.