Sconvolgimenti mattutini

Sconvolgente che non ricordi i nomi di tutti i cartoni che guardavo da piccolo.
(Si, ho lo sconvolgimento facile…)
Sconvolgente che non ricordi cose che una volta avevano un’importanza grandissima nelle mie giornate, mi son perso gli eroi per strada. E chi dovrei imitare, a chi dovrei ispirarmi? Quante altre cose un tempo importantissime ora non lo sono più? Un tempo ridevo del mio passato essere attaccato a cose che ora ritengo futili ma un’occhiata al cinismo e al disincanto che mi circondano lo do. C’è bisogno di credere, anche nelle sciocchezze se ci danno un sorriso.

I feel so prisoner babe
and I don’t know why
but the thing that keeps me here
It’s my addiction

E poi la mattina firmo un contratto per un bel progetto che la sera stessa salta causa ripensamento del cliente.
ZERO PARA. Lo dico sempre, inizio a crederci sapete? ZERO PARA. E’ che non so dove sto andando. La saggezza sta nel capire che non è questo il problema ma nel fatto che sono così stupido da formularmi questa domanda di tanto in tanto.

here comes my oxygen
here comes my oxygen

Ah, non vi stavate stupendo che da un po’ qualcuno non si offendesse per le mie parole? Beh ecco un caso

:)

Di quella volta che mi preparavo al pomeriggio e scrivere non era il caso

Se fosse possibile perdersi in ore bianche e grandi, fra platani che fanno si corona, ma non a me. Beh se riuscissi davvero a perdermi allora, e solo allora, mi riappropierei di quel tempo; diavolo, erba alta e pungente, corrimi pure attorno. Gridami quel rifiuto che ti tieni in gola, io ignorerei la paura, non cercherei in quel no, l’eco di un’altro pronunciato con voce bassa e profonda; quel no servito in risposta alla mia voglia di disporre di me e dell’infinito, il no che mi rinchiude qua, fra il letto, le attese ed i mal di testa da stress. Quel no che tarpa le ali ai nostri desideri di immortalità e che provoca un dolore così forte, incapace come sono di capire che dell’infinito non saprei che farmene. E mentre le pagine di una vita, qualsiasi o no, comunque mia scorrono si affastellano dei rimpianti. Non è tanto lo scorrere, quanto il sapere che non potrai tornare a ricontrollare nulla. Se qualcosa l’hai letto distrattamente e dimenticato è semplicemente perduto. A volte senti un leggero senso d’inadeguatezza nel vedere come altri, che non ti sembrano conoscere le sfaccettature di ogni parola, riescano a godersi alcune pagine molto meglio di quanto riuscirai mai a fare tu. C’è molto che semplicemente non so cogliere, nè gustare il sapore. Fare il giovane è un mestiere del tutto inadatto a me.

Scelte

Puoi finire una giornata di lavoro uscendo e prendendo il pullman. Scendere per sbaglio un paio di fermate prima, distratto. Essere sorpreso dalla grandine. Puoi scegliere di non fermarti in un negozio o cercare riparo ma affrettarti verso casa. Puoi scegliere di sorridere del brivido di freddo, sorridere alle secchiate d’acqua che ti arrivano sulla schiena o sul volto. Arrivare a casa aprire la porta e trovare l’acqua in cucina e abbracciata alla moquetta in camera. Il cellulare, comprato da poco, non funziona più. Asciughi. Dovresti preparare la lezione per il corso del giorno dopo. Puoi scegliere d’arrabbiarti, prendertela con il destino, invocare la sfortuna e metterti al lavoro incazzato nero. O chiamare qualche amico comprare Chimay e Duel, assumerti la responsabilità delle tue scelte e ridere. E’ solo questione di scelte. Quello che non dipende da te è avere o non avere amici pronti a correre a casa tua a dividere un bicchiere (o molti…) ma forse anche questo è frutto di scelte passate. Ad ogni buon conto, la vita è mia, pago io le mie scelte. Ed ora scelgo di levare i calici ad un’altra giornata vissuta come volevo viverla.

Au revoir.

— TITOLO NON DISPONIBILE —

Ultimamente ascolto De Andrè che per inciso mi ricorda il tizio della foto del post precedente.

Pessimo tizio.

fra il Sand Creek e l’Hotel Supramonte a rincorrer quell’inquietudine, ora sottile, ora devastante cui non voglio rinunciare. Continuare a chiedersi, a cercare. E non è sempre facile. Non posso lasciare che si spenga, rimarrebbe un guscio vuoto.

passerà anche questa stazione senza far male
passerà questa pioggia sottile come passa il dolore

Se piove

Se piove è per dare modo a questa goccia, fredda e pungente, di correre lungo la mia testa, giù lungo il mio braccio e poi morire, una volta finito il percorso, andando a baciare la terra ed infilandosi senza alcun timore nè titubanza dentro di lei. Ed io me ne sto a guardarla, senza un pensiero più profondo di questo, me ne sto e continuo a starmene qui. Ho freddo, ma è un freddo in cui mi ritrovo davvero bene. E’ un freddo che ho conosciuto da bambino e che continuo a reincontrare. Mi piace questo freddo perchè lo trovo più vivo di quel calore. Quel calore di famiglie attorno ad un tavolo che consumano la liturgia di una ricorrenza. Mia madre apre uno sportello della credenza e prende una vecchia candelina, forse più vecchia della persona che la spegnerà. La candelina, ancora una volta, torna ad incontrare una torta, si lascia accendere, sa che si tratta di lavorare un attimo solo. L’applauso, la vecchia zia che si lancia in un "evviva", sentito, e un poco la invidio. Gli applausi si spengono con la candelina e si passa a scartare i regali. Io fuggo portandomi dietro una fetta di torta. Torno al mio tavolo. La sera esco, mia madre e mia sorella discutono di cosa guardare in TV questa sera. E’ la solita profonda solitudine, quel gigantesco spazio da cui ho tolto ogni soprammobile, ogni vezzo. E’ il mio spazio, dove mettere ciò che voglio, mi serve per sdraiarmi e starmene alla pioggia. Forse fa freddo, forse sono solo ma è questo il mio mondo e, ahimè, mi ci ritrovo; no, non senza, un po’ di timore per quello che mi manca ma non mi va di pensarci ora; ora che ci sono tutte queste gocce e tutti questi brividi a scorrermi sulla pelle.