Il conto

Questo pomeriggio mi sono trovato a Rosta con Andrea per discutere di come andare al Gods of Metal poi lui aveva da fare e ho deciso di fare un salto al parco che si trova a fianco del liceo che ho frequentato, mi avevano detto che era cambiato ed ero curioso. E sul posto ho trovato ciò che c’era ed è rimasto e ciò che è stato aggiunto o modificato. Vecchio e nuovo che si sovrapponevano. E dei ragazzi in quel parco, dov’ero io, come se mi avessero preso il posto prima che fossi pronto per lasciarglielo. Ed è stato inevitabile ripensarmi in quelle giornate di alcuni anni fa, con i miei progetti per quello che era il mio futuro e si è fatto il mio presente. Nulla è andato come immaginavo. Leggendo le scrite sulle panche mi veniva una gran voglia di riprovare quelle sensazioni, innamorarsi come allora, riuscire a perdersi dietro alle emozioni, quelle di allora si, capaci di riempire un pomeriggio. Mi affascina ripensare all’immensità delle prospettive, mentre ora ci si ritrova a fare i conti di ciò che si è fatto e di cosa no.
A me sembra di non essere riuscito ad ottenere nulla, mi sembra di essermi ritrovato solo, avendo perso ciò che avevo e non avendo conquistato niente per sostituirlo, smarrendo le amicizie che avevo per strada. Eppure non riuscirei a dirmi molto triste, la verità non mi ha colpito in volto come uno schiaffo, mi balla intorno da tempo. Quello che mi spaventa, che mi addolora è che non vedo nulla intorno me, nulla da desiderare. Forse vorrei una persona da amare o dei compagni di avventura, qualcuno con cui dividere il cammino. Potrei accettarne l’assenza ma non di non sapere neanche più cosa sognare.

Nulla all’orizzonte.

Ma forse è così che bisogna viaggiare lungo la vita, nudi come quando si è nati, senza nulla da perdere nè nulla da guadagnare. E per quanto sciocco io continuerò a cercare in quest’orizzonte qualcosa, a sognare, finchè, ormai vecchietto mi ritroverò a contare tutto ciò che avrò sognato e mai ottenuto. Eppoi capita ogni tanto qualcosa che risolleva lo spirito, come la chiaccherata che avuto qualche sera fa con Albascura, sperare si può, sempre.

…and I feel lonely, so fucking lonely, so lonely lonely that I could die.
Heartbreak Hotel

Non vorrei essere irrispettoso nei confronti delle persone che ho accanto, mi ritengo fortunato ad avercele, non so se sia colpa di come sono fatto però, è quello che sento.

Oltre il pallone

Nell’attesa di trovare tempo ed ispirazione m’approprio delle parole di "Granata da Legare"

Il Toro non è una squadra di calcio, altrimenti sarebbe venuto a
nausea, come quasi tutto il calcio. Il Toro è un’idea piena di luce e
di rabbia. L’’idea che tu sei sotto ma tornerai sopra, prima o poi, e
nessuno ti trasporterà in alto se non sarai stato tu a raccogliere le
tue forze contro tutto e contro tutti."

Molti di voi penseranno che si tratti solo del vaneggiare di un appassionato ma mi piacerebbe riuscire a spiegare come essere del Toro voglia dire fare una scelta morale: non scegliere di tifare per la squadra che "vince" godendo dei tuffi di Inzaghi in area o dei tocchi di mano di Ravanelli. Significa scegliere di essere dalla parte di chi da tutto, non di che vince, comunque, calpestando volentieri le regole (e quindi la propria dignità). Significa non desiderare grandi campioni ma uomini che sappiano sacrificarsi e dare tutto come dannati.

E questo va oltre il calcio, io desidero vivere con passione, vincere, quello non mi interessa.

Ed è il toro a meritarsi la prima immagine del mio blog:

Rinuncia all’equilibrio e goditi il brivido

Un pezzo venuto davvero male e che non sono in grado di rimettere a posto. Che tristezza, vero?

E’ solo che risulta difficile, anche impegnandosi, non fare caso alla caducità delle cose che ci circondano, al fatto che ogni cosa che abbiamo è incerta e c’è la possibilità di perderla. Tutto quello che conta sembra così delicato, come un bicchiere di cristallo, prezioso e così fragile. Prezioso perchè così fragile. E ci si trova a scegliere se usarlo quel bicchiere o tenerlo riposto nella credenza, protetto anche dalla polvere. Ed è così anche per questa vita, di cui non so bene che farmene. Sono qui a sprecarla fra i dubbi e mille remore, conscio che c’è il rischio concreto che siano proprio questi dubbi a mangiarmela. Oggi guardavo un film e ricordo una scena in cui  un uomo riesce ad avere l’indirizzo di una a cui deve assolutamente parlare. Quel biglietto è fondamentale. Ecco io quel biglietto avrei paura di perderlo. Ed è tutto qui il punto, è che ci sono tante ansie piccole o grandi, c’è sempre qualcosa che potresti perdere fra te e quello che potresti avere. Ed è questa, nella mia povera visione delle cose, quello che lega tanta gente ad un posto di lavoro che non la realizza oppure ad un rapporto un pò spento, che pone un freno ai sogni imbrigliandoli fra i "ma" ed i "se". Sento che anche dopo aver rinunciato a correre dei rischi, essersi circondati da mille piccole certezze non si possa sfuggire alle piccole ansie del vivere, dall’arrivare al fine mese, al finire una pratica di lavoro. C’è sempre qualcosa per cui preoccuparsi, qualcosa per cui rinunciare. Bisogna  imparare a vivere il brivido, accettare di perdere e trovare e vivere questo grande gioco da buoni guasconi, sorridendo e divertendosi. Forse lo troverete ridicolo ma credo che sia tutto qui.

Gitarella di metà Giugno

Per coloro che non fossero stati avvisati per mail o di persona comunico che stiamo organizzando un week-end in montagna (non ad una quota stratosferica, data fra ven 16 e dom 18 giugno), insomma una cosa tranquilla per fare qualcosa di diverso, sbevazzare, chiaccherare, passare un pò di tempo con chi si vede meno o conoscere nuove persone (nel caso non tutti i partecipanti si conoscano reciprocamente). Invito esteso a chiunque, per info lasciate un messaggio sul blog, mandatemi una mail o visitate questa discussione.

Ovviamente tu Alessandro vieni e basta.

Summer of Code

Quest’anno ho scoperto all’ultimo che c’era un concorso, la Summer of Code: Google ti paga per lavorare su un progetto OpenSource. Mi iscrivo e aspetto i risultati che arrivano con due giorni di ritardo. Ad un certo punto leggo che chi non avesse avuto ancora conferma di essere stato accettato era stato rifiutato. Ok, la prendo bene, in effetti non ci contavo più di tanto e poi avevo un mio progettino su cui lavorare. Aggiorno la mail e Google mi dice che sono stato accettato. Uao! Aggiorno ancora la mail dopo qualche minuto e Google dice che c’è stato un errore… Bè… succede, poveracci quelli che hanno sbagliato e che si sentiranno delle merdacce però, uff… avrei preferito non illudermi ecco, sembra una sorta di tortura psicologica. Però sono contento di aver provato l’emozione dell’attesa, ok non mi stavo uccidendo per la cosa, però è stato bello che un’emozione riuscisse a superare questa mia indifferenze. E poi diavolo, si può sempre partecipare a tutti i progetti OpenSource che si vuole, solo gratis!

Uff, volevo postare un pezzo sulla caducità della vita umana ma in effetti non riesco ad aggiustarlo… dovrete aspettare ancora un pò, con il cuore in gola immagino…ù

Ciao!

Mattinate litfibiane

…sento la testa pesante e che stanchezza "Di notte voglio entrare nella stanza dei bottoni staccare tutti i fili delle tue decisioni" che palle, aspetto i risultati di una cosa che sarebbero dovuti apparire ieri pomeriggio, sbadiglio. E mi chiedo: che mi mangio oggi? Ma stasera che faccio. Boh!

"E via il guinzaglio!"

Non è una gran bella visione

Non è semplice rispettare sè stessi ed i propri ideali. Si può anche sbagliare e doversi fermare a riflettere. Rimane il bisogno di sciogliere le incogruenze fra le parole e gli atti, l’impressione che spesso si predichi e non si sappia agire con coerenza (od agire affatto). Si può anche scegliere di mentire. A sè stessi, agli altri. Insomma, la realtà difficilmente è una bella visione. Si tratta di scelte. Ognuno fa le sue. Certo poi quando ci si dipinge in maniera diversa da quello che si è bè… sincerità e coerenza…