Ennesimo post inutile

Dunque… oggi si beveva col Capo eh… si parlava di un certo fatto. Ecco, io in gita di quarta ho buttato degli alcolici. E, che ci crediate o no, sto male ancora adesso. E’ una macchia, per quanto io posso aver fatto in seguito per recuperare. Un po’ mi consolo pensando al mio contributo all’alcolismo delle nuove generazioni, certe frasi "…di
bere…prima di un anno fa nn arrivavo a certi livelli. "Il bere" mi
manca, quando lo facevo mi sentivo bene…la sensazione di sentire
tutto ovattato intorno a me e di non pensare a nulla mi rendeva le
serate + che piacevoli…."
mi riempiono d’orgoglio, certo, ma non cancellano quella macchia. Neanche le birre offerte o le innumerevoli volte che ho sorpassato i miei limiti. E’ dura andare avanti pensando che non c’è modo di poter cancellare certe cose, in un mondo duro, penso che siano peccati come il mio a farci meritare punizione come, chessò, Joe Sandalo. Però io vado avanti e nel frattempo mi coccolo il mio Asus eee. Ecco come lui mi vede:

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Sinapsi

Come on come on come
Solo frammenti di pensieri

Don’t ya know it’s cause, I’m a human being


I just gotta walk around


With my head on down


Just like a human.. one more human being
Ma perchè se ascoloi i Guns DEVO fumare?
Ma perchè non sto sempre ad ascoltare i Guns?
Kebab, caffè… una nuova istanza di giri ritriti. Ma con i guns ancora nelle orecchie, beh. E’ un’altra cosa.


And if I want too many things


Don’t ya know it’s cause I’m a human being


And if I’ve got to dream


Don’t you know it’s cause I’m a human being

Origini

Una volta per caso a cena era venuto fuori che mia nonna viene da una famiglia Walser, popolazione trasferitasi in Valsesia (fra gli altri posti) qualche secolo fa dalla Germania (la migrazione è andata avanti a lungo). Scambiando oggi e-mail con la zia e la nonna (famiglia di nerd eh?) scopro che il cognome della sua famiglia era Ferraris – Stürne e finora non sapevo di quella seconda parte. E’ una sensazione strana che ridefinisce un po’ da dove vengo. Io però la Germania l’amavo già prima… parliamo d’Europa oggi come fosse una novità e non sappiamo nulla di quanto siamo intrecciati fra noi.

Federico Stürne, fa strano no?

Scorci di senso

Siamo tutti qui a cercare il coraggio, a giustificarci, a compiangerci, a smettere di fumare.
Poi leggi di una donna spastica che a 58 anni riesce grazie ad un supporto informatico a comunicare per la prima volta e dice "Inizia la mia vita".
E allora ti sembra di vederne un pezzetto, del senso e di tutto. E che fai? Ridi.

Forse

Abbozzi di quando dormo poco

Forse se fossi stato o stata in macchina con me in quel momento, la voce di Robert Plant che esplode lenta e densa, e il borbottio armonico d’un motore stanco. Se fossì stata lì fra la notte che accarezzava il giorno e la tua certezza che esso avrebbe continuato a negarsi. Se avessi potuto vedere la gioia di note che ti colpiscono, che percorrono gli angoli dell’abitacolo e via tutt’attorno  la piazza e poi la città, incapaci di darsi un limite, controllate dalla propria ingordigia infantile. Io credo che, forse, avresti capito chi sono. E non avremmo parlato più. Che la meraviglia d’essersi capiti sarebbe stata certo superiore, avrebbe riempito essa solo i cuori, distolto l’attenzione da dischi lattuginosi appiccicati in teli blu, di treni che scappano anche di notte e feriscono la pianura, di sorrisi agli angoli delle strade. Di paura gettate coi tappi di Heineken. Sciolti, si, saremmo stati sciolti come da un voto, da una promessa non fatta, subita, di silenzi. O di tanto parlare senza riuscire a dire, eccomi, sono qua, cerchiamoci fra le note, chissà che al buio non capiti di trovarsi. E saremmo potuti rimanere lì, detto quello, detto tutto, allora si saremmo rimasti come pesci in una bolla. Stupiti e muti.

Come

E’ come se l’aria si fosse fermata in quel particolare incrocio, rimane immobile. E’ impassibile, forse troppo carica, sicuramente colpita da quel particolare momento. E’ un rimanerci per sempre in momenti che non sanno più sfuggire, rimangono imprigionati in una parentesi fuori tempo. O è la vita a stonare e quelle le uniche note corrette? Rimane la sensazione che il torto debbano avercelo gli istanti che non hanno saputo inserirsi, armonizzarsi legandosi nel filo che abbandona il fuso e che segna l’incedere degli eventi, di decisioni smoccolate, di atti gettati lì fra i rovi, di pensieri accortocciati, di mani in tasca e incroci su cui sbatti la testa. Ma poi riprendi un cammino così incapace d’interrompersi, troppo innamorato di sè stesso, troppo indaffarato nel portarti appresso.