Forse è così che si muore

Si addormentò con quella frase che gli aleggiava nella mente: “Mut hat Genie, Kraft und Zauber in sich”.

Si svegliò lentamente, prese coscienza di sé. Non sentiva alcun rumore. Avvertì un gusto di vomito nella bocca. Si rese conto di essere a pancia in giù, sdraiato su lenzuola madide di sudore. Si chiese se fosse morto soffocato nel sonno. Che differenza avrebbe fatto? Come se ne sarebbe accorto?

Le finestre erano spalancate ma nella stanza traspirava pochissima luce. Si alzò, trovò il cellulare nell’altra stanza. Il display indicava l’ora: le quattro e mezza del mattino. La testa ondeggiava. Continuava a non sentire alcun rumore. Non capiva chi fosse, cosa ci facesse lì, che genere di vita stesse conducendo esattamente.

Prese le chiavi della macchina, indossò dei jeans, una maglietta, un bracciale d’acciaio. Prese il portafoglio, uscì. Guidò come prigioniero di quello stato in cui non c’erano domande. Le domande sono il bisogno di chiarire particolari, di investigare, di aggiungere dettagli. Lui non sapeva nulla, quindi non aveva nulla da chiedere. Per via di quella sua condizione non avrebbe mai saputo spiegare come arrivò all’imboccatura di quella valle stretta e ripida. Solo una strada la percorreva, proseguiva fra le pareti della valle e poi scompariva all’orizzonte.

Sapeva di dover parcheggiare. Camminare nella notte, percorrere la valle di cui non sapeva nulla.

Mentre camminava avvertiva la forma che la sua vita prendeva. Ricordava la sua precedente esistenza solo per differenze. Sentiva di non avere paura, qui. Gli sembrava impossibile avere paura, se gli riaffiorava un vecchio timore lo guardava come un bambino guarda un pezzo di cristallo trovato in spiaggia: con meraviglia e senza alcuna idea di come sia finito lì. Poi si stufa e se lo getta alle spalle. Qui non avvertiva un senso: non c’era nulla per cui indaffararsi. La sera non avrebbe più lavorato. Non avrebbe più aspettato per comprare una macchina. Si faceva strada un’intuizione nella sua mente: forse è questa la vita quando capisci che si muore. Quando rinunci a tutto, ti spogli e prosegui. Senza sogni, senza obiettivi. Cammini. Libero, sì, ma di una libertà troppo nitida. Forse è davvero così che si muore, forse è davvero così che sono morto. Quando ho lasciato andare le ultime immagini che avevo nel petto, quando ho smesso di costruire futuri in cui io ed altri potessimo vivere. Alla fine non è rimasto nulla, l’aria è fuggita via. Sono morto. Ma in fondo che importa. Qui nella valle non c’è alcun bisogno di essere vivi per continuare a camminare.

Leave a Reply

Your email address will not be published.