Zehn kleine Jägermeister

C’è questa canzone che va bene per tante occasioni.
Quando un amico se ne va.
Quando ti va di bere.
Quando ti va di pensare.

È una canzone dei Toten Hosen e si chiama “Zehn kleine Jägermeister”.

Zehn kleine Jägermeister rauchten einen Joint
Den einen hat es umgehauen, da waren’s nur noch neun

Dieci piccoli Jägermeister(1) hanno fumato una canna
Uno è steso, quindi ce n’erano solo più nove.

Neun kleine Jägermeister wollten gerne erben
Damit es was zu erben gab, musste einer sterben

Nove piccoli Jägermeister volevano proprio beccarsi l’eredità
Ma per beccarsi qualcosa, uno doveva morire

Acht kleine Jägermeister fuhren gerne schnell
Sieben fuhren nach Düsseldorf und einer fuhr nach Köln

Otto piccoli Jägermeister volevano guidare veloci
Sette guidarono verso Düsseldorf e uno guidò verso Colonia

Einer für alle, alle für einen
Wenn einer fort ist, wer wird denn gleich weinen
Einmal triffts jeden, ärger dich nicht
So gehts im Leben, du oder ich

Uno per tutti, tutti per uno
Se uno è via, QUESTA NON L’HO CAPITA
Una volta tocca a tutti, non te la prendere
Così va la vita, tu oppure io

Poi magari continuo. Prima devo solo imparare il tedesco (2).

(1) Significa guardiacaccia ma è anche il nome di un amaro
(2) Me lo sono segnato

Solo il nome

Di te ricordo solo il nome.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e il modo in cui dormivi scomposta la notte.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e ogni rumore ti spaventava.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e amavi l’acqua, specie se era fredda.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e quando ridevi era perchè se non si vedesse che avevi paura.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e ai giorni preferivi i silenzi, alle certezze i dubbi, alle gentilezze la possibilità di espiare.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e che ti piaceva essere battuta.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e ti terrorizzava chi ti stava vicino senza toglierti qualcosa.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e un giorno ti ho sorpresa mentre cercavi ancora una paura.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e un giorno ti ho presa per mano, abbiamo ballato.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e, se potevi, ti nascondevi.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e essere amata lo trovavi meno sicuro che essere necessaria.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e cercavi cuori in cui affogare, per dimenticarti.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e che eri generosa.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e a volte ti arrabbiavi se non ti ingannavano.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e lo sapevi che ti avrebbero fregato, ne eri certa.

Mi ricordo che ti chiamavi Maria e un tempo ti conoscevo.

Hai lasciato qui il tuo nome, Maria. Te ne sei scordata?

Di te ricordo solo il nome, e che cadesti. Ondeggiavi verso destra, cercavi un nuovo equilibrio e già eri sbilanciata sulla sinistra, prendesti a muoverti sulla base, sempre più incerta, cadesti. Ho cocci di vaso sul pavimento.

Trips in 2011


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In 2011 I took the opportunity to travel a bit.

It started with a conference in Durham, UK (April). Then I went to visit Elena and Luca in Utrecht and Amsterdam (May). In the summer I went… to a summer school in Braga and I spent some time with Diogo, Daniel, Marcello and Andrada in Lisbon and Porto, also. A week-end in Barcellona to listen a concert of some friends. Then some amazing days with Flavia, Viktor, Andrea, Ami and their friends in Timisoara. Now I am REALLY looking forward to see again Andrea in Vienna, get drunk with Giovannona in Madrid and to finish the year spend some days with a friend of mine (the so called “Cotto”) in München.

The good part is that I managed to lose just a few days of work, travelling mostly on week-ends. And actually the university paid for a couple of these travels (Durham & Portugal).

2010 was a shitty year.
2011 was a year dedicated to look for the best things in my life. And you, my friends across Europe, you are the best part. You gave me so much. Thank you.

In 2012 I have to visit Marcello in Copenaghen, than maybe Mojca, then… just invite me, ok guys?

Il Villaggio della memoria: i colori

“Sai, ho dimenticato i colori” – disse l’uomo fissando il vuoto. Aveva alzato di scatto la testa dal bancone e con urgenza gli erano scivolate fuori dalla bocca le parole.

“Sì, i colori” – riprese poi – “i colori di quell’anno, l’anno più bello, più pieno. Ricordo solo che c’era un ingorgo, sfumature che si scontravano con altre e davano vita a tonalità solo mie. Sono ricordi vaghi ormai. Il tempo, il tempo m’ha mangiato i bordi. Una volta c’era il castano chiaro di lei che s’infrangeva sull’erba verde e in quel contrasto nasceva un colore solo mio, di me che l’osservavo. O le pietre lungo al fiume, che si scontravano con i miei piedi immersi nell’acqua gelida. Il colore di un biglietto del treno comprato in una stazione perduta, un tramonto scivolato via dal finestrino, mentre si corre lontano da casa e dalle sue incrostazioni croniche. Tutti i colori di quell’anno si sono mischiati con la distanza, visti da qui paiono un unico colore sfibrato, l’odore pungente del rimpianto. Lo sentite anche voi? Ce l’avete un ricordo che vi mastichi il cuore a poco a poco e lo rigurgiti in un gioco che non ha fine? Ecco, se non l’avete forse non avete un passato. Se l’avvertite forte la notte, forse non avete un presente.

Io mi chiedo ancora chi sia, chi sia ad avermi portato via i colori? Forse è questa vita mi ha cancellato i veri colori dalla memoria, che non li andassi a cercare ma rimanessi qui, a viverla. Il senso di sopravvivenza della routine, immagino. Forse era una provocazione, sì, una provocazione. E non mi va più di tirarmi indietro. No, io rivoglio i colori, perché forse non ricordo più com’erano o dove trovarli ma so che ci sono.”

Poi tacque l’uomo. Dopo un minuto di silenzio si alzò e se ne andò senza salutare nessuno. In paese non lo vide più nessuno.

La ripetizione spaziata per imparare le lingue (e soprattutto il tedesco!)

Stamattina ho registrato uno screencast per raccontare a una mia amica come funzioni un programma semplicissimo e molto utile per memorizzare qualcosa e non dimenticarselo per anni. Il sistema si basa sulla ripetizione spaziata: la mente ha bisogno di rivedere un’informazione a intervalli via via crescenti (1 giorno, 3 giorni, 1 settimana, 1 mese, 1 anno…) e c’è un programma che aiuta a fare proprio questo.

È più semplice vederlo che spiegarlo, date un’occhiata:

http://screencast.com/t/zjk1YIXx