Massì

Massì massì, lascia scorrere il tempo e tutto il resto.

Lasciami salire sul Frecciarossa e andare in trasferta. Vediamo com’è questa edizione della Whymca.

Lasciami il sole a progettere questa edizione del GrigliaThon.

Lasciami sfuggire i pensieri ed i ricordi. Ed i giorni che passano e filano distanze fra me e i vari momenti.

Fra me e le stanze, le vie e gli anfratti in cui mi sono protetto da un mondo rumoroso.

Quanti me stesso felici che mi mancano. E il resto ovviamente.

E e e…

E il giorno se ne va. Io resto qua, a pensare ancora un poco. In fondo ci sono me persi per strada che se lo meritano un momento di raccoglimento.

Sottili differenze

Penso ci sia una sottile differenza fra l’apatia e la forte sicurezza con cui si affronta la vita, senza preoccuparsene troppo.

Molte persone in questo periodo mi hanno detto apertamente quanto io sembrassi depresso e quanto… fosse strano vedere me privo di energie.

Malinconico e nostalgico, questo si, non visibile a tutti ma c’è sempre.
Ma abbastanza testardo da provarci ancora. Abbastanza determinato.
Sono differenze che da dentro è difficile vedere, sembra tutto ragionevole, tutto conforme al solito andamento.
E lo so di essere lunatico. Il mio umore fluttua.
Epperò ti dicono che tu di solito, in un modo o nell’altro, sprizzi energia. Ti fai trascinare da te stesso.

Per un periodo però non è stato così. Avevo la necessità di ascoltare la corrente scorrere, vivere un po’ più piano.

Ci sono cose che capitano: tante, avrei voluto raccontarle e le ho scordate.
Ci sono Marina e Claudio e sorrisi. E la prossima di una prossima ubriacatura.
Ci sono aperitivi italo-tedeschi.
Ci sono le domeniche pomeriggio in cui alzo il telefono e chiamo Paolone. Maison du Chocolate, vagagheggiamenti per Rivoli.
Ci sono le serate al Bierkeller, in qualche pub a caso: sia Trana, Orbassano o qualcos’altro che si va a scoprire.
C’è Luca incontrato per caso in mensa che mi rifila un calcio alla sedia.
Ci sono le passeggiate per Torino e la luce che colpisce gli abbaini. Gli sguardi persi in coni di gelato. Quello stesso bar di tanti anni fa. Ci sono le chiacchierate con i rivenditori di libri usati, là in Piazza Arbarello.
Ci sono individui che si laureano e io che mi ubriaco.
Ci sono saghe di David Eddings da rileggere ed ascoltarne l’audiolibro nella lingua della perfida Albione.
C’è gente che va a fare esami medici sempre accompagnata. Sono pochi che vanno da soli.
E ci sono sottili differenze, che forse non so cogliere con certezza.

Ma tornerò, non piano piano ma all’improvviso. Come un pugno che ti esplode fra i denti. Come una risata che scuote una giornata bigia. Tornerò perché ho le ragioni per farlo, lì da qualche parte, anche se ancora fingo di non conoscerle.

A presto.

Alla fine

Temo di sentirmi come il vento e le foglie eterne di alberi radicati in secoli di prati.
Così con la birra e Mio fratello è figlio unico
così con te che ascoltavi Gente che spera e la musica mentre dormivi, chissà poi come facevi. Chissà poi come facevo io!
Così tanti tempi e modi di essere, di ridere, di bere, di pensare il futuro.
E poi c’ha stupiti tutti. Ma lentamente, a modo suo.
Un po’ troppo lentamente per i miei gusti, io vado di fretta. Eppure sono ancora qui fermo. Che ci faccio poi? Che le persone attorno a me, le sere, i volti si sono dileguati come vapore. E rimango lì con la faccia un po’ stupita di chi non se n’è accorto, di chi non c’ha fatto caso. Sono distratto; da me stesso, dalle lattine che finiscono. E come fare a concentrarsi. Su cosa poi? Mio fratello è disgregato. Mi sento la vita in atomi, slegati ed incoerenti. Se la guardo da qui, da adesso, non so mettere insieme i vari pezzi. Cos’è mai successo? Non so indovinarlo guardando queste acque ora chete. Vien voglia di sbattere il pugno, dare vita ad inutili fronti d’onda. E ci vuole qualcosa di più di questo. Serve smuovere massa d’arie immense per creare il vento. E pensa ad un vento lontano, che viene da Khatmandu quasi che arrivi dai fumi degli spini e la Barbera. Lo penso quel vento lontano a darmi una spinta. A volte ripenso ai momenti passati e li penso come destinati a soccorrermi oggi. Smuovere ieri quei venti che oggi vengano a darmi respiro. E forza. Non so dove trovarla, sai. Sono spento. Spento.
Eppure da qualche parte troverò la voglia ed il senso di una ripartenza.
E verrà da me, perché non può essere altrimenti.
Magari un bicchiere, una battuta di spirito ed un consiglio aiuteranno, faranno la differenza.
Perché alla fine il cielo deve essere sempre più blu. Più blu di me.

Potrei

Potrei dirlo in altre parole ma poi la verità spogliata è che mi sono rotto.

Forse mi sono soffocato in prospettive immediate. Cose da fare ora. Per mesi. Ci stava.

Ora mi mancano prospettive allargate, ispiranti. Sogni forse.

Trovo soffocanti le situazioni, le persone e me stesso.

Ho bisogno di orizzonti.

Di vomitare via tutto fino a decidermi a darmi una pulita.