Valle

La Valle e poi Giulia, quella originale, che ci raggiunge. Quante storie da ricordare. Quanti percorsi. Noi che una notte eravamo alla sacra, che una volta avevo dei calzini in macchina e non sapevo perché. Che ho lettere e piccoli buddha a causa tua. Poi ho svolto la valle lungo il ritorno. Ho rincontrato storie lontane. Depositate lungo gli anni. Li, avevo detto a una donna che l’amavo. Ed era vero, per come potevo allora. Percorrendo quella via un’altra donna mi aveva raccontato indicando un negozio. Non mi è mai più piaciuto quella strada, l’ho spesso evitata. C’erano un’infinita’ di intrecci che io mi ero lasciato alle spalle e che ho rincontrato, come fossero la mia storia e come non m’appartenesse. Ho pensato alle poche volte lungo i decenni in cui ho creduto non mi fosse più rimasto abbastanza cuore da potersi spezzare. Ogni volta mi sono sbagliato. Ho pensato a volte che a seguito degli eventi, degli anni, della polvere, avesse perso elasticità, capacita’ di flessione. O forse acquisito anticorpi troppo invasivi. Lo pensavo fino a poco fa. Forse il mio cuore e’ come un’ostia, che devo dare in pasto a giorni ed eventi, per potervi infondere la Vita. L’ho dovuto sacrificare, in passato, per tornare a pulsare. Poi un giorno pensavo di avere la chiave per capire Torino. Volevo affettarmi, spiegare le volte, comprendere l’ampiezza dei viali, fare mie le piazze minori. Non ho fatto a tempo, non ne ho capito che una parte infinitesima. Che non è niente, ma non è lontanamente abbastanza. Ho pensato che tutto ciò che e’ buono passa attraverso almeno un po’ di dolore. Che e’ stato ingenuo pensare non fosse cosí.

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