Interrogazioni

Questo post ho pensato di non pubblicarlo, di tenerlo da parte. Pero’ poi ho capito che sarebbe mancato un pezzo della mia storia. Che era caduto, scivolato dalle mani, e andava rimesso al suo posto.
Torino, ci sono delle cose che mi chiede e io, non lo so.

Mi interroga, pone domande a mormorii leggeri. Mi guarda di sottecchi, mi accusa di svicolare, di non voler rispondere. Di non trovare soluzione alla lieve inquietudine persistente. Ma non è così, è solo che, ignobilmente, non lo so. Non ho risposte plausibili nelle tasche.

Però poi sono mutato, così, d’un attimo. Perché c’è una cosa che ho scoperto: il ruolo di quell’angolo. Ho capito che era fatto per sparirci dietro in bicicletta. Che era stato messo lì a quello scopo. Ce l’aveva da allora. Che ha atteso. Che poi cos’altro, ne abbiamo basta di scopo. È sufficiente a ripagarsi un centinaio d’anni di pollici girati, di biciclette che non svoltano o non hanno la tonalità giusta. O troppe luci a distrarle. Una buona bicicletta non accetta distrazione. Va. Dritta. Fino a che svolta, ma solo per dare un senso ad un angolo, così, per gentilezza.

Ho pensato che forse potevo partire da lì, che se capivo il senso di un luogo preciso, il suo fine ultimo, allora potevo da lì farmi largo nel mistero di Torino. Potevo capire, svolgere quel tema, dargli una narrazione di quelle interessanti, che poi leggi, e ti dici: “Però!”. E leggeresti ancora, di nuovo. Continueresti a camminare e ora punteresti tutti gli angoli e li metteresti a confronto con i loro perché.

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