Un luogo e un tempo

La canzone ce lo prometteva. Lo affermava con calma sicurezza che ci sarebbe stato un luogo ed un tempo per noi. Io però non l’ho trovato; forse l’attimo s’è infilato in una mia distrazione, forse ho perso una svolta a destra mentre armeggiavo con l’autoradio. Più probabilmente eravamo cristallizzati in piccole paure, in “non è ancora ora”. Chissà quando è che si impara che quella sensazione che le cose stiano per accadere è una menzogna. Siamo come bambini attaccati ad una vetrina: quello che vediamo sembra vicino, sembra che se spingiamo un poco il naso, se facciamo forza con le nostre manine quella barriera si arrenderà. Alcuni capiscono che quel vetro è semplicemente la nostra mancanza di coraggio, che le cose non accadono perché solo noi le facciamo accadere. Altri rimangono per sempre attaccati a quel vetro, poi perdono l’innocenza della gioventù, ma anche la sua scusa. Gridano innervositi a quel vetro, frustrati dalla propria inadeguatezza. È un destino triste. Bisogna saper rinunciare, perdere molte vetrine per capire. Partire. Bisogna partire. Se non sai partire che luoghi pensi di trovare? Come pensi di imparare a decifrare i tempi?

Credo che sia stato giusto così, come quasi tutto del resto. Credo che se quel tempo e quel luogo non li abbiamo saputi trovare comunque abbiamo condiviso pensieri e parole, dubbi e chiacchiere. Ci siamo sfiorati e poi era già l’alba. Non è stata un’alba grandiosa? Ci siamo abbracciati, siamo partiti. Avevamo tanta gioventù al nostro servizio. Ce l’avevamo pronti per spenderla. Non credo ne capissimo il valore, ma tant’è. L’abbiamo spesa ugualmente, ci abbiamo acquistato passaggi attraverso le mille avventure che abbiamo vissuto. L’abbiamo data in cambio di esperienza. Ma sai che è bello vedere che però quando hanno provato a barattartela col cinismo tu hai detto di no. Hai fatto bene.

Io poi ero così preso a dipingere le mie leggende. Sognavo più grande di quanto il mio coraggio sapesse mantenere, impostavo mete per cui non mi bastava mai il serbatoio. Cercavo idee e spunti, occasioni e salvezze ma trovavo solo saracinesche abbassate, luoghi abbandonati. Ho continuato a cercare, più in là. Ho abbandonato la valle e i miei anni di ragazzo. Ho navigato mari del mio sangue per trovare nuovi approdi. Terre nuove, che un tempo non sapevo immaginare. Ho trovato luoghi e tempi. Tempi incerti e fatui, luoghi esotici e misteriosi. Li ho vestiti come medaglioni. Non erano nostri quei luoghi e quei tempi e non ho saputo neanche tornare a raccontarteli. Sai, avevo perso ogni possibile strada del ritorno. Stavo lì, così distante da dove ero partito. Avevo le vene svuotate, ancora così tanta strada e quella malattia che ti porta a guardare sempre l’orizzonte, a scrutarlo in cerca di nuove partenze. Coltivi l’istinto di cogliere il primo alito di vento, anche quando non sei pronto, anche quando tutto fa male. Anche quando non è rimasto più nulla da usare per mantenere l’andatura.

Ho poi circuminavigato la terra e sono tornato. Ma quel tempo, quel tempo era sepolto in chissà quale prato. Era un tempo prezioso. L’abbiamo lasciato andare con la generosità della nostra giovinezza.

 

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