Come si diventa un uomo

Vieni, seguimi, siediti. Ti voglio raccontare una storia. Una storia che ho raccolto per strada. In fondo, fra le molte cose che io sono, rimango un Viandante. Sai, ho calpestato strade polverose, pavimenti di cattedrali, gallerie dalle vetrine di cristallo, porcili, palazzi di re. L’ho fatto anche per te. Lo so che non ci credi, ma io l’ho fatto comunque, per raccogliere queste storie e poterle raccontare. A volte abbiamo bisogno di poter ascoltare per poter tacere, di tacere per poter capire, di capire per poterci mettere in cammino. La stasi uccide: vivendo la strada impari a diffidare dell’acqua cheta. Expect poison from the standing water.

Questa è la storia di un ragazzo. Ora, forse si tratta di un ragazzo come ce n’erano altri, forse no. Forse le condizioni della sua nascita erano differenti, la conformazione del cielo particolare. Difficile da dire. Però il punto di questa storia non è questo ragazzo in sè ma la sua mutazione: questa infatti è la storia di un ragazzo che diventa un uomo. Come e perché si diventa un uomo, potresti chiedere?

Ho capito che si diventa un uomo per motivi diversi.

Ora, un’ottima motivazione per diventare un uomo sarebbe comprendere che si tratti della singola cosa più importante. Bisognerebbe capire che è un processo lungo, che prende una vita, di quelli che è meglio che inizi a mettere un passo davanti all’altro, prima di farlo ancora, e poi ancora, e quando fa male allora tu, invece di fermarti, continuerai. Arriverai molto dopo quello che preventivavi, molto più stanco, le gambe rese rotte e corte dalla strada. Ah figlio mio, se c’è una cosa che impari nella vita di un Viandante è rispettare la Strada. Ricorda: ha spezzato ragazzi molto più forti di te, nati sotto il tuono e rimasti aggrappati per sempre ad un crocicchio da poco, incapaci a proseguire. La Strada insegna l’umiltà, a chi ascolta, agli altri insegna il rimorso.

Ma non divaghiamo: ci chiedevamo perchè voler diventare un uomo? Ahimé, è qualcosa che avvertirai tramite il rimpianto per lo più. Il problema è che vivrai dei momenti in cui ti accorgerai che saresti dovuto essere un uomo per fare la cosa giusta, per avere la possibilità di dare le risposte giuste. Solo allora capirai che il tempo che avevi non era infinito. Che ovunque tu sia, sei un miglio troppo indietro. Ed è tardi. Raccoglierai i cristalli da terra e ti dirai che la prossima volta il destino non ti troverà impreparato. O meglio, questo è quello che dovresti dirti, ma molti ragazzi si siederanno qui, a terra, a dirsi che ormai è tardi, che ormai non ha importanza. Tu lasciali alle spalle e prosegui. Quel passo fa male? Bene, è la strada giusta. Confragosa in fastigium dignitatis via est.

Da quello che ho visto credo che molto spesso la ragione scatenante per decidere di diventare un uomo sia l’incontrare una Donna che te ne fa provare il desiderio. Anzi, ti fa capire il bisogno di essere un uomo. Per poterle danzare al fianco. Però a volte lo capisci quando è tardi. Senti come se tu dovessi fare un salto a raggiungerla fra le stelle. E lei che vorrebbe aspettarti semplicemente non può. Tu cerchi di allenare la gamba, di prendere la rincorsa, di saltare da un punto più alto. Vorrebbe poterti concedere un giorno, una stagione, ma è già un canto che viene dal fondo dell’universo a chiamarla. Tu lotti mentre lei scivola fra Orione, la chiami e lei non può che donarti la malinconia di un sorriso in lontananza. Provi ancora, ma Castore ti sbarra la strada, Polluce ti indica la clessidra, ti dona una carezza. Ti spiega come non ci fosse il tempo di aspettarti, come ora ti debba trafiggere, ma solo per preservare la bellezza di lei, per salvarla dalla tua inadeguatezza. Cadi, proprio ora che pensavi che con un ultimo sforzo avresti sfiorato la luce calma, e poi raggiunto la sua mano. Negli occhi ti brucia l’immagine delle sue spalle, senza volto.

Ecco: precipitare, sanguinare, perdere tutto il tuo sangue di ragazzo in una pozza lurida. Quello è un modo. È sfortunatemente uno dei pochi modi in cui un ragazzo possa capire. No, non è piacevole. No, non puoi usare le cicatrici per impressionare le ragazze. Ricorda questo: non tutto è perduto per coloro che non hanno l’intuizione per capire da soli. Il dolore può spiegare loro molte cose. Molto profondamente. Le può esemplificare in forma di piaghe, di amputazioni, di cancrene senza pace.

Ma ci sono altre ragioni, certamente, per diventare un uomo. Potresti dover aiutare delle persone, potresti aver bisogno di diventare un uomo per assurgere a compiti che ritieni vicini a ciò in cui credi. I motivi possono essere diversi ma io credo che fondamentalmente molte tappe del percorso siano simili. Allora potremmo chiederci: come si diventa un uomo?

Diventare un uomo vuol dire imparare a fare ciò che devi. È semplice vero? Ecco, vedi però, è importante capire che ciò che devi è molto raramente ciò che vuoi. Molto spesso è ciò che disperatamente non vuoi. Perchè farlo allora? Io credo perché è necessario capire che sei parte di un tutto, nel quale giochi un ruolo. Non tutti possiamo giocare il ruolo delle persone felici, dei ricchi o degli innamorati. A volte siamo le persone che lavorano dietro le quinte, quelle che compiono piccoli gesti che servono a costruire le felicità altrui. Chiamala fortuna, se vuoi.

Ecco, essere un uomo vuol dire sicuramente imparare ad aspettare, senza tremare. Aspettare anche risposte terribili. Tenere la posizione di fronte ai fatti spiacevoli. Alle ingiustizie.

Vuol dire capire che quando te la giochi puoi perdere, per via di un rimpallo, di un colpo di vento improvviso, di un riflesso che ti abbaglia al momento decisivo. Non è necessariamente colpa tua, non è tutto sotto il tuo controllo. A volte la differenza fra due esiti molto diversi non ha nulla a che fare con la tua abilità o il tuo impegno. È giusto? No. Ma la giustizia è la coperta dietro alla quale si nascondono i ragazzi. La devi lasciare alle spalle.

Essere un uomo è scegliere. E scegliere vuol dire rinunciare il più delle volte. Altre volte vuol dire lasciare andare chi deve partire. Magari aiutarla a fare la valigia. Sai, si impara che ci vuole dignità e grazia nel chiudere le cose. In fondo dobbiamo chiudere molte porte, lasciare molte case, dimenticare i nomi di moltissime vie prima di arrivare da qualsiasi parte. Portati dietro solo la gratitudine, che quella è leggera e di Strada ce n’è ancora chissà quanta.

Lungo la Strada potresti avere paura. Si, ti è concesso. Però è una tappa del percorso rendersi conto non ci sia nessuno a risolvere le tue paure. Certo, le gambe possono tremare, ma no, non si possono arrestare.

Si diventa un uomo sollevando i tuoi morti fra le braccia, baciandoli teneramente sulla fronte. Portandone il peso. Se non lo farai tu, chi? Preservane la memoria, conducili dove devono andare. Non ti rifugiare in un dolore egoistico.

Si diventa un uomo imparando che il tuo dolore non conta. È solo un’indicazione. Un’indicazione che a te non è dato il lusso di assecondare.

Non tutti diventano un uomo. Molti rimangono ragazzi, se la giocano a fiori ed indecisioni, rimangono a guardare le donne passare lungo l’altro lato del fiume, si accontentano di acchiappare qualche ragazza, di tanto in tanto, di quelle che si impressionano se le porti nel luogo giusto, se le fai un regalo incartato bene.

In definitiva diventare un uomo vuol dire imparare il coraggio. O a vivere come lo si avesse. Perchè ogni qualità è perfettamente inutile senza il coraggio di viverla. Puoi rimanere un ragazzo dagli occhi acquosi, a cui sfuggono le promesse di mano, che lascia cadere a terra le cose belle che gli vengono porte. Oppure puoi scegliere quel lungo cammino e diventare qualcuno che, al di là del suo destino, avrà percorso con orgoglio il suo pezzo di strada, e sarà stato un degno compagno di viaggio per chiunque abbia incrociato il suo cammino.

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