Arrenditi

Questa mania ci rende prigioneri, questa mania di voler ricercare l’ordine, quando l’ordine, fidati, non c’è.

Ascoltami un attimo. Lasciami un istante, lasciatelo. Ecco, guardami e affidati a queste parole: è il tempo di arrendersi. Non fra un giorno, non fra un minuto, ora. Lascia cadere a terra ogni pensiero che ti annaspa fra torace e mente. Non chinarti a raccoglierlo. Non vi è nulla che tu debba ricomporre.

Arrenditi al fatto che non vi sia ordine nella Vita. Al fatto che non ci sono conclusioni: ci sono solo incroci che si disperdono in mille frammenti. Non ti è dato che seguire col cuore fino a quando le persone, e i luoghi, e gli aneliti, e gli spasmi scompaiono dietro alla prima curva. Può apparire un tempo breve; è facile concentrarsi su quell’aspetto. Io invece ti invito a fare qualcosa di diverso, a concentrarti sul farne un tempo vero. Ogni cosa ha un suo tempo, lungo o breve. Fatti trasportare in quel tempo, dedicagli tutto l’amore e la presenza che puoi, e poi prosegui.

Lo so, sono il primo a portarsi appresso macigni nel cuore. Mi sembra mi ancorino a miei doveri, a cose che posso misurare a battiti di cuore. Io, per via della mia storia, non sono uso  abbandonare gli spettri. Rimango a vegliarli, per un senso di fedeltà che trascende molte cose. Io ancora aspetto che ritorni, che ti levi l’impermeabile chiaro, che posi la ventiquattrore nello studio, che mi faccia danzare all’altezza di una felicità che da qui sembra vertigine. Irrangiungibile. Tu sei il sigillo del mio cuore, per sempre. Non mi sembra che potrei mai sacrificarti abbastanza. Eppure lo so che non mi chiederesti sacrifici. Ma sai, è più facile rimanere a sorseggiare thè coi fantasmi. Ti pongono solo le domande che gli permetti. Non ti  inchiodano alle risposte che farfugli, non ti obbligano a specchiarti negli spicchi di atti che non compi. È più facile sedere mentre i muscoli si atrofizzano, la polvere diventa una coperta sotto la quale nascondersi. Sembra sia tepore, è invece cancrena.

Lo so. È difficile arrendersi alla mancanza di un ordine in cui riporre esperienze, con cui classificare gli avvenimenti. È difficile accettare che non ci siano conclusioni, che il destino di sogni e progetti che ci appartenevano, e dei nostri comprimari, non sia a portata del nostro sguardo benevolo, del nostro orecchio attento. Non vi è ordine per organizzare gli spasmi della memoria, gli avanzi di desiderio. Lo so. Ho seminato alle spalle cento e uno vite e non è diventato un processo più facile.

Eppure te lo dico comunque. Chiudi gli occhi. Respira. Fiducia. È tutto qui. Ecco, non vi è del silenzio, qui, se ti permetti di tacere? Non avverti come il chiacchiericcio della tua mente destabilizzi il mondo, eroda la sicurezza che porti nascosta dentro di te? Taci. È tutto qui. Taci e lascia la fiducia arrampicarsi lungo le tue vene. Prendersi ineludibile ogni affratto del tuo corpo. La fiducia la respiri, la fiducia ha bisogno di un solo spiraglio ed è già libertà. Di sbagliere, di vivere, di tacere. Libertà anche di arrendersi, se serve.

Questa tua ricerca dell’ordine è solo schiavitù, in cui ti nascondi perché è più facile. Smetti di inciampare fra le cose facili, inizia a scegliere. Scegli, ad esempio, di avere fiducia.

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