Albe

C’è questa cosa con le albe. Non mi è mai capitato di sentirmi sorpreso o impreparato di fronte a un alba. Mai ho pensato fosse arrivata troppo presto o non sarebbe dovuto arrivare affatto. Di fronte all’alba ti senti sempre e solo in un modo: grato. L’alba è possibilità, è il coraggio di un nuovo giorno, che accogli dal principio e che nessuno al mondo sa dire se ti sarà ostile e propizio.

Forse l’unica cosa che vogliamo, che ci fa rinascare è poi questo: possibilità. Prima di giudizi o scommesse, prima che qualcuno calcoli le probabilità, prima che qualcuno determini cosa è possibile e cosa no. Nell’alba, in quel primo momento, ogni direzione è percorribile. Si rimane abbacinati da quei riverberi di possibile e si lascia poi lo spazio di infilarsi ai calcoli e ai doveri, agli impegni presi precedentemente, alle soluzioni che si è già scartate. Rimaniamo poi fermi, lì, intrappolati dai resti di possibile che si sono sciolti sotto a sguardi troppo duri. Arriva poi il tramonto a intrappolarci nelle nostre disgrazie. E lo sai che odore hanno quasi tutte le disgrazie? L’odore dell’inerzia. È l’acqua che ristagna quella in cui si sviluppano le malattie dell’animo.

Ecco, allora forse dovremmo arrivarci con la giusta predisposizione di spirito alla prossima alba. Ammirarla un istante e poi partire, sotto il suo sguardo spettacolare, e buono, ed incoraggiante.

Forse è il momento di provare ad essere l’alba. A donare possibilità infinite a chi incroci la tua strada.

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