Testimone

Non provo a capire come gli eventi siano riusciti a cucire il percorso fino a quel particolare momento. Qualsiasi fosse il motivo ero proprio io e non un altro che si ritrovò seduto di fianco a te, in quel tempo. Rimasi ad osservare il modo sublime che aveva la tua pelle di confondersi fra le linee della sera. Non vi era spazio per tracciare distinzioni nette, dire dove fossi tu, dove il chiarore della luna sfiorasse il tuo volto, la curva del collo, si insunuasse fra le spalle. Avevi il frinire dei grilli che ti correva lungo la schiena, tutte le domande che ti cadevano a terra, stecchite. In quel silenzio vi erano solo risposte. È curioso come si avverta la fragilità di quegli equilibri perfetti e quindi incredibili. Un istinto naturale a tacere, lasciare ancora un poco di spazio alla meraviglia. Donarle il tempo di prendere ancora un respiro.

E poi, cosa rimane? Io credo che rimanga il dovere di ricordare, per chi si è ritrovato testimone di quello spettacolo. Lo avverto: è qualcosa che pulsa, fra lo stomaco e il cuore. Mi chiede come potrei lasciar andare l’immagine, come abbandonare quel pensiero. È un monito a dirmi che se lo facessi, se non fossi capace di trattenere la meraviglia in fondo alla retina allora finirei col sentirmi complice del tempo, che ti avvolge un istante e gia’ fugge via, incapace di dedicarti l’attenzione che meriti. Non posso che rispondere allora, affermare che invece in me riecheggi, forse a ripetizioni via via piu’ distanti e sfocate, ma protetta per sempre. Che sono rimasto il custode della bellezza che mi hai donato, a proteggerla anche molto dopo. La proteggo dal come tu ti levasti, dai gesti stupidi che tu facesti, dal tuo imbrattare tutto a morsi e sputi. Forse alcune persone sono capaci di essere vere solo per un tempo limitato, solo sotto alcune condizioni. Ma questo non m’importa perché io rimango accompagnato dall’infinita’ dei tuoi movimenti brevi, della fragilita’ che riuscisti a condividere, dal fatto che tu, per un momento, fosti capace di credere. Come se tu ti fossi decisa a respirare. Poi le sere sfumano in notti, si torna a casa, ci si reincontra ma mai piu’ a quel modo. Non si recupera piu’ il filo. Sappi pero’ che nulla e’ andato perso, che l’eco richiama ancora, che la bellezza che non trovi piu’ io so che e’ esistita. Se un giorno ti domanderai, dubiterai di cosa tu sia capace, dell’ampiezza dei tuoi respiri, non hai che da venire a chiederla. Sarò la prova che puoi usare contro le tue rese.

Non confonderti però: sebbene io sia impossibilitato a dimenticare allo stesso tempo sono abile nel proseguire, nello scavalcare ciò che hai sparso tutto attorno e reimboccare il sentiero. Io cammino e mi chino a raccogliere chicchi di memoria lungo la strada. No, non abbandonero’ mai quella che sei stata, anche molto dopo che tu l’avrai fatto. Ma lo porterò con me, ovunque io vada. E ovunque non è qui. Questo e’ quello che io posso offrire a te, prima di alzarmi e restituirti ai tuoi ritorni.

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