May 31, 2026

Se siamo tutti soli

Se siamo tutti soli, allora, siediti un attimo qui con me.

Raccontami di cosa sia la fame. Spiegamelo, con gli occhi, con i gesti, con i proverbi. Che van bene quando non si può dire qualcosa che è.

Io prima ti ascolterò, a quel modo che non si fa più. Di quando un tempo ci si annoiava e a poco a poco si aveva il tempo di accorgersi che c’erano le persone: nelle stanze, nelle case, nei palazzi, e perfino lontane. E ci si faceva caso. Poi è venuto un tempo diverso, di cose da fare, e le persone sono finite negli sfondi. In qualche vecchia cornice che nessuno ricorda più di spolverare.

Io ti racconterò poi di cose più triviali, perchè me lo chiedi e per dire anch’io qualcosa, come facessimo a metà, come fossimo persone piene, e non fossero sbiaditure a farci diversi, di sostanza e colore, di consistenza e capacità di pervadere stanze e aria e tempo e memoria. Allora ti racconterò di cose che ci siamo inventati. Ti racconterò della paura: indefinita, incontenibile, senza forma, sostanza, capo o coda. La paura forse solo del tempo speso male. Mai con le persone. Speso ad aspettare che passi, a spenderlo per poterci comprare qualcosa. Che poi, potessi, ci comprerei una partita ad Asso pigliatutto, su quel copriletto rosso. Cosa ridi, che vinci sempre tu.

Vorrei capire che avere paura è solo una scorciatoia. Che basterebbe non aspettare e andare: suonare il citofono, chiamare, incontrarsi. Ma rimpiangere è più facile: costa meno. È un gesto così, a dare un senso appena accennato.

Quindi rimango qui, a non esistere. A non contare il tempo che passa, se non dopo, quando proprio è passato. Sarebbe bello fare altrimenti, ma non facile. E le cose facili, ti ci abitui. Come alla malinconia.

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