Raccontami di notti che non hai vissuto, di atti a lungo sognati e mai compiuti, di desideri annaffiati e accarezzati. Raccontami ogni singolo giorno, ogni minuto. Non tralasciare i dettagli e soprattutto mettici tutta la Vita che c’hai infuso, l’energia profusa, la dedizione spesa, la passione investita. Prendi tutto questo e buttalo via, amico mio. Buttalo via e ignora il sanguinare del tempo, lo sfarinarsi dei giorni. Ignora quel che non hai fatto. Alzati, vivi. Ti prego, fai la cosa più semplice: arrenditi alla Vita. Can you heal what father’s done? Or fix this hole in a mother’s son? Can you heal the broken worlds within? Can you strip…
Alberi di Natale
Oggi arrivato da Genova aspettavo in stazione Sara e Martina per andare allo Stammtisch. A Porta Nuova nell’ingresso c’è un albero di Natale a cui hanno appeso dei messaggi. Ne ho letto uno e mi ha colpito. Natale 2011, Qui a Torino, ci ritroviamo dopo 5 anni di fidanzamento, il vecchio sentimento si è spento tuttavia tutto quello che è stato non lo buttiamo al vento, ma lo teniamo a mente senza nessun rimpianto… Buon Natale…. e? (stasera facciamo l’amore) Non è una lettera bellissima? Forse passiamo troppo tempo in attesa, un continuo avvento per un Natale che non arriva mai. Forse è vero che We spend too…
Lo stato generale delle cose, la conta, i fantasmi e soprattutto la visita alla mitica Giovannona
La scorsa settimana ho potuto fare un regalo a una mia passione ed entrare in un luogo particolare, parlarne con un esperto importante, fra nebbia e carpe giganti. Poi venerdì ho avuto la possibilità di presentare le idee su cui mi piacerebbe lavorare a una personalità influente del settore, sentire i suoi commenti. Venerdì, la sera, c’è stato il compleanno del Ciube, il suo ingresso nei trent’anni. Ho orgogliosamente ideato il sottomarino birra-San Simone: il suo sapore particolare ha riscosso successo. Poi fra l’influenza e una notte insonne sono volato a Madrid dove la buona Giovannona mi accolto, semi-febbricitante e portato in una seratina tranquilla. Una decina di locali girati…
Albe e tramonti
Osservando da qui ho imparato parecchie cose: ho visto stelle disgregarsi, liberarsi dalla forma e giungere alla polvere, ho guardato il sole vacillare e spegnersi piano, piano; infine ho ascoltato il tacere dell’universo e in questo silenzio sovrumano, ancora non ho scorto il senso né la possibilità del silenzio umano, del suo depositarsi fra uomo e uomo. Poi ho pensato, a lungo. Quando infine gli ultimi raggi di luce hanno sorpassato l’ultimo asteroide, il confine stesso delle cose, allora ho avvertito il lamento delle pietre e, non sapendo come altro fare, ho provato a rincuorarle con le storie di uomini che hanno protetto e coltivato, un Seme che avevano nel…
Il lungo addio
L’ho rubata a Giorgì. e chi lo sa se anche tu mi vuoi bene a volte credo di esserne certo a volte invece sembra tutto uno scherzo fuggono gli occhi come falene amica mia sorella speranza quello che vuoi io non ti dirò quello che voglio non sentirò quello che c’è dietro l’indifferenza e tutto è morto e tutto è ancor vivo e solamente tutto è cambiato quello che provo l’ho sempre provato e credo ancora in ciò in cui credevo e il fiocco nero è l’unica cosa che mi è rimasta con la malinconia ma insieme a questa stanca anarchia vorrei anche te, amica mia ma…
Week-end
C’è questo concerto. Rock anni ’50-’60, the Chicless. E si balla fra le prime file. Si sbevazza. Un piacevole sabato sera. Fino a quando un tarlo non s’insinua nel cervello, fino a quando non torna un’ombra nera a giocare dietro agli occhi. Mi spengo. Il concerto finisce. Torniamo alla macchina. E Daniele, dovrebbero farne altri di cosi così. Si parla. Ecco, parlare, come con Claudio, al recinto dei cani. Stamattina sono in macchina. Emerge dall’autoradio I used to love her. Che ci sta come canzone, decisamente significativa, specie se è Domenica mattina, c’è il sole e c’è una Vita da vivere, da qualche parte. Ecco. Perché ieri a un certo…
Ecco
Allora oggi magari faccio così: mi tatuo la Verità sul cuore e poi inizio a viaggiare, ma di quei viaggi lunghi che quando finisci sei arrivato. E poi sorrido, sorrido perché sono partito e anche se mi manca tutto, io troverò qualcosa. E sarà un raggio che illumina una pietra, a terra, a ridare il Senso alle ore.
Strade di memoria, camminando sui palmi
Capisco, col tempo. Scopro. Ad esempio che l’aperitivo linguistico è un pacco totale. Alla fine siamo solo io e Silvia, chiacchieriamo. Andiamo al Beamisc (sì, si scrive così). “Sai dove sono i bagni?”. Sì, ne ho memoria confusa, di questi particolari bagni. Poi un kebab. Mi alzo al mattino. C’è Strade. I Subsonica. Mi ricordo quel concerto, il tour di Rombo di tuono al Chicobum festival. A quel concerto c’era una vichinga, c’ero io che rovesciavo il cocktail di un buttafuori su un calcetto. C’era Giulia. E c’era lei, che tanto questo blog certo non lo legge: Mariacristina. Mi aveva regalato un piccolo buddha da portare al collo. Le avevo parlato…
Resti fragili
È strano. Talvolta sembra siano i più lievi e insignificanti gli appigli che possono trattenere il cuore dallo scivolar via. Ci si innamora di una voce, di un piercing ben piazzato, di una battuta salace, di uno sguardo ammiccante. Altre volte non riesce a trattenerlo nemmeno uno sposarsi di intenti, di pensieri, di sensibilità. E quel miracolo, quell’arrestarsi di una corsa solitaria riesce, miracolosamente, ad infischiarsene di una prima scarsa, le crisi isteriche, dell’alito cattivo, delle piccole distratte cattiverie quotidiane. Sono incastri fragili, e io ne sono ammirato. Stai vicino e ogni movimento ti fa male, anche il più lieve, basta un voltare appena lo sguardo ed ecco un taglio…
Scuri
Sai, quel che mi stupisce di te sono i tuoi occhi scuri. Per scuri, intendo scuri davvero. Sono così scuri da assorbire la luce del giorno. È lì che finisce il tempo, lì i giorni, gli angoli delle strade a cui dovremmo incontrarci, le scuse che provo a creare per parlarti, le penne che cerco per appuntarti messaggi. I tuoi occhi assorbono tutto e io ci butto dentro respiri, sogni, pensieri, risparmi per i braccialetti che voglio comprarti e che tu perdi, anch’essi nei tuoi occhi. Tutto, quei tuoi occhi così neri, disumanamente neri, si mangiano tutto. Rimango seduto sul bordo della strada; ti porti via anche quella. Mi alzo…
Migrazione effettuata
Sono state ore difficili per internet. Per ore infatti l’Eremo del viandante non è stato raggiungibile, causa tempo di propagazione dei DNS. Ma ora rieccolo online. Non so, casomai qualcuno avesse provato ad accedere in queste ore…
Io credo
Credere è uno specchio. È una superficie lucida e tagliente che ti costringe a ispezionarti. Ecco perché credere fa paura, e spesso si preferisce vestirsi al buio, o voltarsi dall’altra parte. E il mio credere cozza con il credere di altri. Raccoglie spigoli, contraddizioni. Ne ho cassetti pieni. Fra le cose che credo, su cui sto riflettendo, è che ognuno di noi abbia un ruolo da rivestire nei confronti di un’altra persona. A volte, per qualche ragione che ancora mi sfugge, abbiamo la possibilità di giocare un certo ruolo per una persona. Puoi essere la spalla su cui piangere, puoi essere l’unico in grado di dare un sorriso in quella…
Dov’è
Se scorro in questa corrente di vie di città, di luci, di statali e capannoni, mi s’insinua una domanda fra il canino e l’incisivo, mi scombina la camicia e, in definitiva, mi punge distratta. Dov’è mai questo amore? Cammino e vedo baveri alzati, gli sguardi che con timore sfiorano le passanti, il tempo di dimenticarne il volto, ricordarsene se va bene il culo, lo stringersi dei jeans. E parlando c’è l’insicurezza che rotola nelle vite più belle e pure, ad abitare paesaggi lunari. E mi chiedo senza alzare la voce: dov’è mai questo amore? Dove? Nelle serate in cui mangi cene fredde o apri il cartone di una pizza su un…
Caro Lucio
…avresti dovuto spiegarmelo prima. ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti perché ho l’aria di uno sveglio, scusa? Federico
Indulgenza
È che ti sente più indulgente con una parte di te quando ti rendi conto che è venuto il momento di abbandonarla. Chi non guarda con affetto la pelle che ora gli va stretta, la felpa stinta, rigorosamente nera e con quei disegni celtici. Io, in parte, avrò sempre vent’anni. E non perché sono stato un Goliarda, ma perché sono stato una solenne testa di cazzo. E lo sono stato sui tavoli del ‘Keller ballando in mutande, lo sono stato coi capelli rasati e tinti di blu per le vie di Amsterdam. Lo sono stato litigando con questo e con l’altro, lo sono stato sfasciando bottiglie contro il muro (rigorosamente…
Strade larghe
Se voglio fare lo scrittore famoso devo esercitarmi un poco. Che dite? Mi chiedo dove sei. Sei nella strada deserta, nel vento che l’accarezza. Hai mai provato a consolare il vuoto? Sei nell’estate di una foto che si arriccia ai bordi, in un’altra che hai perso. Sei un sorriso che è sparito, nella deriva della ragione, della sicurezza e del piano cucina scintillante. Sei fra la bolletta dell’Enel e quella del gas, sotto al letto a far l’amore con i mostri. Sei esplosa in mille pezzi, frammenti che non ritrovi neanche tu. Te ne volevi disfare? Che fosse più semplice vivere senza essere il…
Morso
Un morso. Ci sono minuti in cui il freddo se ne infischia del cappotto e dell’attenta sollecitudine con cui muovi i passi uno in fila all’altro. Se ne frega proprio: della sciarpa e di quanto ti sia vestito. Ti morde il cuore come fossi nudo. Freddo, freddo al cuore. Come ne gelasse un pezzo. Un pezzo vitale. Ti aggrappi a quel che rimane, al nocciolo, e stringi forte. Lo trattieni. Non cedi. Non sai cedere. Col cuore gelato, col cuore martoriato rimani lì, un qualunque Rasputin di provincia che avvelenato, raggiunto da diversi colpi di pistola, percosso con bastoni viene gettato in acqua ed è ancora vivo. Reagisci, oh se…
Bretzel, Aggressioni, Cene internazionali
Dunque. Giovedì si è tenuta la cena del gruppo di ricerca in cui lavoro. Una cena internazionale perché ognuno doveva portare qualcosa di tipico in rappresentanza del proprio paese o regione. Quindi Messico, Pakistan, Sicilia, Piemonte. Ci sono poi cadute dentro anche Cina e Germania. All’ultimo riunione avevo annunciato che sarei tornato da Vienna portando meco una Sacher torte. Beh, io a Vienna non ci sono poi andato, per ragioni che alcuni di voi sanno, altri intuiscono, molti sbagliano, taluni fraintendono. E dunque si risvegliò in me l’orgoglio Baden-ese, di giovane virgulto auto-esiliatosi da Karlsruhe (no, non rimpiango la scelta) e decisi di lanciarmi nella preparazione dei Bretzel. Mi reco…
Musica che non ascolto
Credo di avere imparato molto. Mi rimane la voglia di sbagliare.