L’unica difesa

Forse l’unica difesa è dimenticare.

Non c’è modo di ricordare tutto, di tenerlo bene a mente e continuare a vivere, ad accumulare esperienze e brividi. Si finisce sommersi, paralizzati.

Come faccio a fare stare tutto e avere ancora l’agilità necessaria per vivere? La necessaria ingenuità, la fame senza la quale non ci si alza dal letto.

Come faccio se io ho schiacciato il pedale di una punto granata, una cassetta dipinta di nero che grida it’s so easy.

Come faccio se ripenso a quella passeggiata in quell’enorme parco, quel castello che si usa per orientarsi quando trovi il tuo spazio a Karlsruhe.

Come faccio quando chiudo la porta di casa e mi rendo conto che qui, a Monaco, non conosco nessuno e non ho nulla da fare per il prossimo mese. Poi trovo un negozio, compro una cassa di birra e ne seguono alcuni dei giorni più belli e spiensierati della mia vita.

Come faccio quando ho dipinto di giallo le pareti di via Tripoli, scritto con lo smalto sui muri frasi sulla magia e la capacità di iniziare.

Come faccio, ascoltando quelle ballate irlandesi a non ritrovarmi lì, su Samuel Beckett’s bridge mentre piove, camminare e perdersi per Ballsbridge.

Come faccio se ripenso a quella prima casa sulla collina di Lione, l’intonaco che cadeva facendo un rumore dirompente. E tutte le volte che abbiamo attraversato ponti da e per la penisola.

Come faccio a chiudere tutte le porte di case in cui ho vissuto, di macchine in cui ho viaggiato, di persone che ho conosciuto e tenuto a un centimetro dal cuore, di serate che ho chiuso con grazia o con estremo sdegno.

Allora, lo vedi, l’unica difesa è dimenticare. È ricominciare. Quando inciampi in una persona, in un luogo che sono stati tuoi riscoprirli con gratitudine. Capire per cosa c’è spazio e per cosa no, poi riprendere, portarsi dietro poche cose. Sai perché? Perché l’ingrediente segreto è la fiducia che la strada saprà porti qualsiasi cosa che ti servirà. Lo sai, è esattamente questo l’Eden: un giardino in cui si entra nudi, con la semplice e assoluta sicurezza che tendendo la mano raggiungeremo ogni frutto necessario a garantire la nostra sussistenza.

La fiducia ti salverà, non la memoria.

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