L’appartamento spagnolo

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C’e’ una serie di tre film a cui sono legato. Si tratta della trilogia dell’appartamento spagnolo.

Vidi l’appartamento spagnolo al cinema, con una ragazza con cui stavo allora. Si chiamava Francesca. Mi ricordo di essere rimasto affascinato da quella storia di ragazze che partivano per l’Erasmus, a Barcellona. Per me l’Europa era stato l’interrail, e per Barcellona ci eravamo anche passati. Non per nulla vi ho ambientato alcuni capitoli di Riverberi di viaggio.

Quando vidi quel film la prima volta pensavo che non l’avrei mai vissuta quella esperienza. Che nella vita mi sarei limitato a qualche viaggietto estivo. Che l’avrei vissuta a quel modo l’Europa, e nulla piu’. Mi sembrava che me ne mancasse la possibilita’. Invece un colpo di dadi, una sterzata a casaccio e mi ero ritrovato smentito da me stesso.

L’avevo poi rivisto in Erasmus, con i miei compagni di avventura in una stanzetta di HaDiKo, a Karlsruhe. Che bella esperienza era stata! Che sensazione nel mischiare quei momenti cosí carichi di sensazioni all’idea che la Vita si possa stravolgere senza sforzo, con uno scatto improvviso.

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Nel luglio del 2010 vidi il secondo film della serie: Bambole russe. Ero gia’ tornato dall’Erasmus. Era un periodo molto particolare. In quel post parlo di una persona che ero andato a trovare da convalescente, una persona che reputavo un amico. Mi accorsi poco dopo di aver sbagliato.

Per me bambole russe era un film particolare, che parlava di quel mondo magico che solo Giorgí aveva visto. Ma chi diavolo va in Russia? Bé lei c’é andata. E ne é anche tornata. Qui d’altra parte abbiamo più altalene.

Mi sembrava quel film parlasse di diventare adulti, di vivere una dimensione diversa. Parallelamente parlava anche di sentirsi a proprio agio al di là dei confini. Ora, ho molti limiti, ma ho fatto le mie ricerche e da allora ho affrontato un numero di traslochi internazionali. Ho assistito a matrimoni in diverse nazioni, sono stato a trovare amici in giro per l’Europa. Ci sono stati periodi in cui ho fatto una decina in viaggi nell’arco di pochi mesi. Mi ricordo un periodo in cui vivo a Monaco e avevo una grande ciotola che strabordava di biglietti aerei, del treno, di strani mezzi di trasporto. Nel tempo ho creato i miei riti di viaggio, scelto cose che lascio direttamente in valigia, ho definito un ordine che chiedo sempre alla hostess.

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Stasera vedo il terzo film della serie: Casse-tête chinois, o “Rompicapo cinese”. Lo vedo in francese, anche se molti dialoghi sono in inglese. E’ una bella sensazione vederlo in quel misto di lingue, sentirmi a mio agio. Il film parla di un ragazzo che nel frattempo e’ diventato uomo, e ora si ritrova a quarant’anni in situazioni rocambolesche. A ricominciare. A cercare di rimettere ordine nella Vita. Be’, mi sembra adatto. Anche se forse le mie situazioni sono piu’ chiare e prima dei miei quaranta ho ancora degli anni da giocarmi. Il protagonista parte per New York e io invece sono tornato a Torino, per l’ennesima volta. Ora ho voglia di restare. Anche se sono affascinanti queste scene in cui il protagonista trova un suo equilibrio, una nuova casa in un nuovo paese, le sfide linguistiche. Sono scene queste che mi sono davvero familiari.

Non credo ci sara’ un quarto film. Allora mi godo il resto di questo terzo episodio. Mi porta alla mente qualche situazione. Cose che non pensavo la Vita mi desse, cose che non pensavo che mi sarei andato a prendere. Mi godo il resto del film e mi preparo a essere sorpreso. Dal film e da quello che androò a creare.

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