Il talento di dire addio

Un mio talento è quello di dire addio.

Vedete, è un’arte che non in molti hanno perchè richiede di combinare qualità differenti.
Ci vuole eleganza, generosità, e coraggio per dire addio nel modo giusto, in uno di quei modi che poi risuoni per un tempo lungo. Che poi tu ti vesta del riverbero e quell’addio lo senta depositarsi dalla bocca al silenzio. Come messo via al posto giusto, per sempre.

Ci vuole l’eleganza che adorna tutti i gesti non ovvi. È quella che permette di osservare le fila dei accadimenti, di comporle senza annodarle. Conferisce la necessaria delicatezza, e credimi questa è una questione che ne richiede. Ci vuole precisione, bisogna evitare di ingarbugliarsi nel dire cose in maniera affrettata, insincera. Bisogna misurare le parole e i gesti, sviluppare l’istinto di coltivarli in maniera tale che possono srotolarsi lungo il tempo senza mai risultare scorretti. Devi sapere a livello inconscio come risulteranno fra uno, dieci, trent’anni. Ci vuole eleganza per finire le cose in maniera giusta, senza lasciarle slabbrare in modi scorretti.

Ci vuole generosità perchè un’addio è un gesto di vicinanza suprema che si compie per quando non si sarà più vicini. È quindi naturalmente un gesto a due. Bisogna comprendere l’altra persona, cucire un addio non basato su un solo spartito. Per farlo bisogna imparare a non guardare solo a sè, a quello che le viscere cercano di agguantare, quello che la parte più egoista grida. Bisogna includere nell’addio i desideri dell’altra persona e farne una somma. Una in cui i desideri e le debolezze dell’uno si bilanciano su quelle dell’altro, in un equilibrio che possa resistere perché una volta composto l’addio è lì per restare.

Ed infine ci vuole coraggio. Ci vuole coraggio perché l’addio è un gesto definitivo, senza ripensamenti. Ci vuole coraggio perché ogni giusto addio nasce quando guardi negli occhi il tuo desiderio profondo di restare e capisci che non puoi dargli retta. E allora inizi a cucire quest’ultimo dono, con pazienza.

Penso che dire addio sia importante. Che sia una cosa che si impara a colpi di malinconia. Che non sia semplice. Che non sia da tutti. Ha molto a che fare col vivere in maniera giusta. Non si vincono medaglie per gli addii e non se ne ricava neanche felicità. L’unico premio è conservare quella nota di fondo, come un souvenir di un tempo che si è riusciti a preservare facendo una cesura chirurgica, decisa. Giusta.

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