Via Tripoli

Mi trovo per qualche giorno in Italia, nella casa dove ho vissuto per sette od otto anni e che adesso sto svuotando. C’è una strana simmetria con il primo periodo in cui ci venni a vivere, quando non avevo un letto o un tavolo. La prima cena è stata un pollo arrosto comprato in piazza Santa Rita e mangiato su una scatola di legno che conteneva un nano da giardino. Non c’era nient’altro nell’appartamento.

 

È strano dire addio a tante cose che sono successe qua dentro.

 

Ricordo il tappeto su cui era sdraiato con Valentina, la poltrona gonfiabile che mi aveva regalato.

 

Ricordo quando venne a Francesca a trovarmi e io ebbi una cattiva idea.

 

Ricordo quando offrii a Giorgì il peggior caffè di tutti i tempi.

 

Ricordo quando Sara provò a pulire i fornelli.

 

Ricordo quando c’erano qui Valentina F., Davide e un sacco di altra gente e Daniele girava senza maglietta.

 

Ricordo le serate a Genepy e idee balorde con Luca e Alessandro.

 

Ricordo quando dormirono qui Elena e Carmine.

 

Ricordo le visite di Ciube.

 

Ricordo quando Barbara preparò quel piatto africano, con della farina scaduta da anni.

 

Ricordo le volte che abbiamo giocato a freccette io, Andrea e Claudio.

 

Ricordo le volte che la vicina mi ha suonato il campanello.

 

Ricordo quando qui ci dormì Giulia, perché io dormissi da un’altra parte.

 

Ricordo quando ci ritrovammo con Monica e Daniele prima della laurea di Andrea e che Monica ricevette una chiamata da Andrea e finse di essere su un treno.

 

Ricordo quando Diogo è stato qui e ha scritto sulla lavagna. E quando Flavia e Ami sono state qui e Flavia ha scritto sulla lavagna.

 

Sono successe tante cose in questa casa.

 

Certi giorni ho bevuto e scritto parecchio, discutendo con i miei demoni.

 

Altri giorni ho ricevuto brutte notizie, come la morte di Punta.

 

Mi sono rintanato qui a leccarmi le ferite dopo degli amori finiti.

 

Ho gioito, ho abbracciato, ho amato.

 

Ho pitturato le pareti perché colori positivi mi aiutassero a vivere meglio.

 

Ho appesa le mappe di città in cui sono stato felice.

 

Ho scritto sui muri.

 

Ho portato pezzi della mia prima macchina quassù.

 

Ho sofferto un caldo infernale ogni estate.

 

Ho messo la moquette, con la disapprovazione di molte fanciulle.

 

Ho cucinato poco, ma talvolta cose davvero strane.

 

Ho vissuto tante, tante cose qua dentro e tutte o quasi quelle cose sono finite, è venuto il momento di vivere qualcos’altro, da qualche altra parte. Sento che é giusto così.

 

Perché è tutto un continuo cambiamento e le cose scompaiono, e bisogna riempire lo spazio di cose nuove.

 

Io ad esempio ogni giorno andavo a prendere il caffè al Politecnico verso le 9 e incrociavo il Prof. Ciminiera, che oggi è mancato. Perfino la vita al Poli cambia.

 

Penso che bisogna saper vivere questi cambiamenti e seguirne la curva naturale. Spesso invece cerchiamo di incasellarli, incastrarli in situazioni innaturali. Spesso facciamo uno sbagli enorme chiedendo alle persone e alle relazioni di essere quello che non sono, invece di prendere quanto di buono possono darci. Così credo che spesso proviamo a costruire relazioni sulla scorta di quanto abbiamo già visto, già vissuto, invece di capire l’unicità di ogni singola persona e di quanto ha da darci. Ci sono persone meravigliose che sfuggono ad ogni schema e sono spesso queste persone che non siamo in grado di capire e di goderci appieno.

 

L’altro giorno ripensavo al fatto che tutte le ragazze che mi hanno colpito, l’hanno fatto per qualche loro gesto istintivo. Ho sorriso.

 

Fra meno di venti giorni vivrò un giorno speciale, andando al matrimonio di Giorgì. Credo che anche i giorni prima e dopo saranno speciali e li aspetto, seduto qui in questa casa semi-vuota, prima di uscire a bere qualcosa con vecchi amici in qualche vecchio locale.

2 Comments

  1. NiNieL
    4 Sep, 2012

    Sei l’unica persona al mondo che riesca a fare scadere la farina!! :-)
    In bocca al lupo per la tua nuova vita.

    “With all its shams, drudgery, and broken dreams, it is still a beautiful world.
    Be cheerful.
    Strive to be happy.”

    • Federico Tomassetti
      4 Sep, 2012

      Grazie Barbara. Credo sia un bel mondo soprattutto per tutte quelle cose. Credo che sarò felice, ma senza sforzarmi troppo, in maniera naturale e dirompente.

      In bocca al lupo anche a te.

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