Io vorrei avere una visione perfetta e completa del futuro, o perlomeno delle rassicurazioni di roccia su quel che succederà. Perché la posta in palio mi sembra troppo alta per accertare l’incertezza. Le responsabilità collegate ad un fallimento, non importa quanto ridotte, mi sono semplicemente intollerabili.
E quindi vivo contemporaneamente su molti diversi piani, affrontando i problemi reali di oggi e gli infiniti problemi potenziali di tempi futuri a diversa distanza: fra una settimana, sei mesi, trent’anni.
E’ un peso difficile da sostenere. Temo che mi piaccia sostenere pesi, ma la mancanza di misura mi porta a caricarmi fino al parossismo.
E allora questa citazione mi fa bene:
«C’è una parola del Signore molto importante per l’intera mia vita, questa: non preoccupatevi del domani, a ciascun giorno basta la sua pena. All’uomo basta una pena quotidiana, di più non può sopportare. Per questo cerco di concentrarmi sulla pena quotidiana, lasciando le altre al domani».
(Benedetto XVI, dal Libro-intervista “Luce del mondo”. Il papa, la Chiesa e i segni dei tempi. Una conversazione con Peter Seewald)
Per viverla ci vuole più fiducia nella capacità di saper gestire le sfide mano a mano che si presentano. Ricordarsi che, ogni sfida proposta, in qualche modo ha trovato risposto. Che guardando indietro si sono fatte cose che un tempo si sarebbero giudicate impossibili. E allora ci vuole la sapienza di sapere che, quando un problema si dovesse presentare, si sapranno trovare le risorse per affrontarlo.
Nel mentre si fanno piani, ma piani semplici, dinamici e abbozzati. Non si tenta di prevedere le mille diramazioni potenziali. A farlo ci si disperse l’attenzione in mille rivoli. Non si ha sufficiente risorse per nulla. E si vive senza riuscire a fare nulla bene, e vivere poi, peggio di tutto.