Occhi

Sai, ci siamo sentiti tutti deboli un giorno. Ci siamo dovuti sedere ovunque ci trovassimo: sul letto di camera nostra, su una panchina, su uno scalino, semplicemente per terra. Abbiamo chiesto solo un po’ di pace, di riposo. Silenzio, donatemi silenzio, lasciatemi paralizzare in pace. Senza dovermi muovere che come mi muovo mi graffio, mi strappo lembi di pelle molto prima di afferrare una decisione. Ci siamo tutti sentiti piccini di fronte a scelte per cui non eravamo pronti. Che non trovavamo giusto dover fare. Come dover scegliere in quale tasca infilarsi una granata: non mi sembra si possa uscire vincitori da questo gioco. Però siamo tutti qui, alti o bassi, forti o deboli, comunque sopravvissuti. C’è di più: tu non giudicheresti nessuno di noi da quegli attimi, non conteresti la quantità di sudore che colava lungo le nostre schiene, non cronometreresti il tempo che i muscoli della decisione ci hanno messo ad estendersi. Perché, vedi, ci sono persone grandi che a volte sono intrappollate in situazioni strette, non hanno abbastanza aria per i loro polmoni, abbastanza spazio per allargare le loro braccia forti. Tu confondi la tua condizione, il momento, la difficoltà, con chi sei. E sbagli amica mia.

Vorrei poterti prestare gli occhi, vorrei vedessi la persona straordinaria che sei. La donna che sei diventata. Da qui, da dove sono io, ma non solo io, so che noteresti quel guizzo che emerge da sotto lo sguardo, oltre quello strato di vita, di difficoltà che ti incrosta la pupilla. All’improvviso si fa largo. Sorridi allargando le gote in quel modo che sai fare tu, ma così, che mica te ne accorgi, che sei brava così, a essere viva a tratti quieti e intensi, ti viene naturale. Vorrei lo potessi vedere. Perché sarebbe così ovvio quello che porti per il mondo, come accarezzi le persone con le parole, con un pensiero, con un consiglio. Come ascolti paziente. Come ti sai far ritrovare. Sei semplicità e coraggio, in un mondo dove quasi tutti vivono a piccoli bocconi, con la paura gli vada di traverso. Lo so che credi che il tuo coraggio sia poco, insufficiente. È solo perchè guardi il metro davanti a te, e vedi lo sforzo ancora sovrumano che è richiesto per un passo, ancora uno, e uno, e uno ancora. Perché non viene mai il tuo turno di chiedere. Però se potessi farti uno spazietto dove sono io, da qui sarebbe così chiaro quanto hai fatto, il percorso che hai seguito. Hai lasciato dietro te un sentiero a colpi di machete e coraggio. Lo so che continui a vedere la foresta, dietro, davanti e tutt’intorno e no, non so quanta strada ci sia ancora di fronte a te, non so se il terreno si faccia più o meno aspro. Eppure non dubiterei mai che tu possa farcela.

Sai, non siamo sempre al nostro meglio. Non torna mai a casa sporco di fango un bambino? Ci vuole un poco di più a trovare la bellezza dei tratti sotto i segni che il gioco alla vita ha usato per marchiarlo. Ma la madre mica lo mette fra la lista di bambini da dar via. Gli sciacqua le gote e subito riemerge la sua bellezza. Era sempre lì, no? Ecco. Capita: ce li abbiamo tutti i segni in faccia. Tutti quelli col coraggio di scendere al parchetto e prendere qualche sberlone. Sono i segni che ci rendono belli, veri, vivi. Come te. Sarebbe più facile stare a casa, guardare dalla finestra, indicare il cenno di vigliaccheria di quello, l’attimo di paura di quell’altro, ridere del terrore che prova quello là rimasto indietro. Così son bravi tutti. Tu mica guardi, tu sei là sotto e te la stai giocando.

Vorrei solo tenere lo specchio e lasciarti vedere il riflesso del coraggio che hai professato, della bellezza che hai portato in giro. Che invece di offrirla la potessi semplicemente osservare un attimo, capire perché ti siamo grati. Ecco, se solo fossimo tutti capaci di restituirti un poco di quello che hai dato, di mostrarti i segni che hai lasciato. Sono quelle le cose che permettono di distinguere le persone grandi e meravigliose da quelle altre, quelle altre che popolano le strade di noia e dimenticanza. Quella che la Vita non benedirà mai con un graffio. Anche se non sembra, sono tutte medaglie a celebrare il tuo coraggio di provare cose vere, di cercare, di lottare in fondo a ogni notte. Di fare domande, di ripeterle, di insistere.

In un mondo in cui tutti si arrendono fa paura avere coraggio.

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