Il mistero

Il mistero è una coperta ruvida, che copre e graffia, che si usa a proteggerci dal chiacchiericcio, dallo sguardo indiscreto delle cose reali. Il mistero è un vizio: l’incapacità di confrontare parole confuse con spiegazioni semplici. Il mistero è un vezzo: un colpo di cipria a nascondere frasi imperfette, mozziconi di parole che rimangono a ostruire la gola.

Eppure il mistero, potrebbe anche essere un modo di proteggere, cancellare la distinzione netta fra ciò che è e ciò che non è. Nascondere, nascondere tutto dove possa resistere un poco almeno, alla Verità che non siamo pronti ad affrontare. La Verità è sempre un taglio, netto, preciso, feroce.

Des qu’il faut se garder au chaud au fond de l’âme
Dans les yeux, dans le cœur, dans les bras d’une femme
Qu’on garde au fond de soi comme on garde un mystère

Prendiamo poi quel che resta del mistero: stralci di immagini, parole non dette, cose non accadute. Le impastiamo, le abbelliamo, ci dipingiamo più coraggiosi. Questi sono gli ingredienti che mettiamo in una poesia, così, a sostituire la Vita coi caratteri, di quelli facili da battere, a portata di dita, disposti ordinatamente sulla tastiera. È più facile, no?

Des armes au secret des jours
Sous l’herbe, dans le ciel et puis dans l’écriture
Des qui vous font rêver très tard dans les lectures
Et qui mettent la poésie dans les discours

Eppure io credo che in quel mistero ci fosse del vero. Che quel seme fosse vero e forte, che sia sbocciato appena sfiorato il terreno, che come il germoglio ha sfidato e vinto la terra, subito, istantaneo, sia esploso un profumo fortissimo, a dipingere l’attimo brevissimo che aveva a disposizione. E poi ancora a risuonare, più forte ad ogni colpo d’eco. E che allora sono corso rapido del mio essere eccessivo, a usare gli occhi e le braccia per ammirarlo, per sfogarlo, per farlo voltare verso me. E le mani a cercare di catturarne una parte, di scriverla quaggiù, che non andasse sprecato quel dono. Che certi doni non sono per tutti e non sono sempre. A volte non durano a lungo, al di là delle cure. Ma non giudichiamoli da quello, giudichiamoli invece dalla capacità di accendersi e brillare, così d’improvviso, senza chiedere permesso, senza chiedere perchè.

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