Viaggi e debolezze

Inizio a credere che la solitudine, a trent’anni, sia una forma di debolezza. In parte deriva dalla mia storia, in parte l’ho usata come una piccola decorazione nel tentativo di sentirmi un po’ speciale. Credo che questo valga per molti dei miei problemi: scorciatoie per darmi uno spessore quando non sapevo trovare un altro modo, o sarebbe stato troppo faticoso provarci.

 

Ricordo la mia insicurezza, quel sapore fra l’incerto e la vertigine d’una avventura che provavo, seduto fuori dall’ostello di Karlsruhe, quando ero arrivato lì senza casa. Tornato dal pub leggevo un libro di viaggi sotto la luce di un lampione fino a che ero troppo stanco per fare altro che salire a dormire nella camerata.

 

Oggi cerco nuovi libri di viaggio, li metto nel mio e-reader e mi preparo a partire al mattino con una mitfahrgelegenheit (car-sharing) da Monaco a Innsbruck. Arrivato lì prenderò un treno locale per un’oretta e poi un bus, fino a che arriverò a una casa di montagna che ospita tre famiglie. Perché certi viaggi nascono così: un sorriso, un mal-di testa, una notte con la porta-finestra spalancata mentre fuori piove. Ora ho la coperta, ora non ce l’ho più. Dormi?

 

Poi arriva il mattino, e sì, vengo, no, non oggi, domani.

 

Chissà poi che mi riesca di trovare una quadra fra tutto e andare anche a vendemmiare un week-end in Slovenia. Non sarebbe meraviglioso?

P.S.

Ecco una buona, ottima lista di libri di viaggio:

http://www.nobordersmagazine.org/2010/08/100-libri-di-viaggio-che-dovresti-leggere/

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