Romagna

Non ho visto il momento in cui si è staccata dal ramo e ha iniziato la sua caduta.

 

L’ho vista però ondeggiare lentamente e poi fermarsi a terra, immobile.

 

Dopo, c’è stato un lungo attimo di silenzio.

 

 

 

 

Era notte e ho chiamato un nome che non esiste.

 

Quante sillabe ha un nome che non esiste? Quale colore degli occhi?

 

Volevo correre, ma non c’era alcuna direzione. Sono rimasto immobile, il tempo mi si è ghiacciato addosso.

 

Non c’è una storia, neanche una senza un nome. Solo silenzio, e Romagna. C’è la riviera da qualche parte, non so in quale direzione. C’è l’A&O di fianco all’albergo. Ristoranti pizzeria, rotonde. Le mura vecchie, la Forlì nuova, la Forlì vecchia. Il palazzo delle poste e l’aquila di fianco, la rocca di Bertinoro e la storia di una colonna e degli anelli dell’ospitalità.

 

La notte però tace tutto. Non c’è più alcuna storia. Alcun rumore per strada.

 

L’altro giorno in pizzeria un uomo teneva banco. Diceva a una coppia che dovevano mettere in cantiere un maschio, per la figlia dell’altra coppia, anche loro al tavolo. Ristorante pizzeria, Romagna. E certe storie da bambino te le raccontano così: la figlia di amici, una lontana cugina, la compagna di scuola. Poi sfumano queste storie da adulti e ci ritroviamo in realtà prima più complicate e poi, in quella ricchezza di scelte, che esulano i confini che ci disegnavano da bambini, troviamo una realtà più povera. Il tavolo di un ristorante-pizzeria.

 

Guida fra i viali alberati. Poi fermati, ascolta questo silenzio, senza che abbia nulla da dirti, non ti aspettare nulla. È solo silenzio, ne é piena la vita.

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