Risonanze

La stessa sensazione. L’attesa di partire ha sempre lo stesso sapore; quando aspettavo sulla banchina della stazione di Rosta il treno che mi avrebbe portato a Torino e poi via per la Francia; lo zaino grande, una tenda malconcia.

Lo stesso sapore, nelle lunghe ore fra un treno e l’altro, un biglietto inter-rail stretto forte. Che non volasse via, che avesse ancora chilometri da darmi, possibilmente abbastanza per tornare a casa, eventualmente abbastanza per portarmi a spasso fra lingue, costumi, esperienze, e barbone di Lione, e camere sporche a Valencia, e via discorrendo.

Lo stesso sapore mentre, arrivato troppo presto aspetto un decollo, salvo sorprese.

Lo stesso sapore mentre assisto all’atterraggio di quella strana astronave che è la stazione di Porta Susa, giù nel cuore di Torino che si sposta, placido.

Finite le slide, in viaggio, come da migliore tradizione, aspetto di arrivare a Firenze. Di tornare a Firenze. Senza i fantasmi delle visite a Madrid, soffocati dalla bellezza austera e impenetrabile di Firenze, schiva.

E allora aspetto di camminarmene da solo per le strade, di andare verso il fiume, di trovare un posto dove mangiare, di ricordare che sapore ha una birra sulle sponde dell’Arno. Quel sapore andrà a combinarsi con quella piacevole, sottile malinconia, di non essere a casa, ma dove sono null’altro che un piccolo disturbo in un mondo che non mi conosce. Mi piace. È una pace strana, mentre lasci che il tempo passi e ti riempi gli occhi di questo o quello.

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