Pranzi

Pranzo di matrimonio, persone disperse attorno ai tavoli come chicchi di riso.
“E tu perchè sei qui? Chi conosci?”
La gente non vede l’ora di poter snocciolare il motivo che gli garantisca il buon diritto di essere qui.
Un invitato, un ragazzo, non è a suo agio, la camicia già sudata, l’ultimo bottone della giacca chiuso.
“Io sono un amico di famiglia, mio padre ha studiato con il padre della sposa. E tu, come conosci Anna? Anche tuo padre ha studiato col suo? Sono vecchi amici?” guarda poi il ragazzo alla sua destra,  che finisce di masticare un grissino e tiene lo sguardo sul tavolo prima di rispondere
“Mio padre è morto e i morti non hanno amici, temo”- alza lo sguardo e sorride di un sorriso nervoso.
Silenzio al tavolo, contrasta col rumore che viene da tutt’attorno.
Un signore dalla barba bianca e disordinata, finito anch’egli a questo tavolo, sbuffa.
“Hai appena detto una cretinata. Io sono amico di tuo Padre, oggi come vent’anni fa. Capisco cosa intendi e perdono la tua cretinaggine semplicemente perché non hai avuto abbastanza tempo per capire e per riflettere. Sai, ci sono cose su cui continuo a riflettere, su cui ho avuto anni per riflettere, discorsi fatti con tuo padre sotto a un portico a Casale, bevendo Barbera. Pensavo avesse torto ma continuo a pensare, a ragionare e le nostre posizioni lentamente si conciliano. Mi capita, ora che ho pochi amici vivi e molto tempo, di chiedergli consiglio e potermi permettere lunghe attese per una risposta. Arriva: quando sono in grado di capirla, di estrarla da quel tesoro di parole che ho scambiato con tuo Padre. Certo, a volte ci vogliono anni, ma arriva. Questo per dirti che alcuni dialoghi continuano, non si spezzano perché una persona si allontana. E allora, Enrico, ricorda di fare attenzione a chi lasci ti entri sotto pelle perché rimarrà. Vale per gli amici come per gli amori: certe danze provano sempre a trovare un loro sviluppo, a strappare un applauso o per lo meno una fine dignitosa, non importa quante cadute ci siano nel mezzo. Come equazioni che cancelli e riscrivi, per poi tornare a cancellarle ancora, fissare la lavagna, riprovare. E magari trovi punti d’incontro, smussi diffidenze, ricuci incomprensioni molti anni dopo quel che ti sarebbe servito per essere felice: non è tempo perso, credo abbiamo un dovere verso le persone che ci hanno dato tanto e dalle quali abbiamo ricevuto, un dovere che non si limita a cos’è conveniente e forse nemmeno a cos’è possibile. Prosegue, come una linea retta e infinita. Qualsiasi cosa ti dicano i professori che incontrerai, due rette lunghissime hai sempre il modo e il tempo di farle convergere. Per cui io in questi vent’anni in cui non ho.. visto tuo Padre ho imparato molto da lui e mi trovo d’accordo su molti più punti di quanti mi trovassi allora. Posso dire che non sia stato un mio buon amico, un amico prezioso, in questo tempo? Allo stesso modo ho ricucito amori che sembravano insanabili, dato pace a ogni lite, addolcito con un senso ogni addio. Ogni rapporto, ogni rapporto che valga continua, ma muta. Fai attenzione però a non confondere il senso di quello che ti dico. Un rapporto, se tieni alla persona, deve essere libero di mutare al modo che permetta, a entrambi, quell’essere liberi e realizzati che la vecchia forma gli impedisce. Per cui certi amori per compiersi devi lasciarli andare, sgonfiarsi per poi tornare a riempirsi di senso con gli anni. Capirete poi, quando, sorretti da amori diversi, sarete abbastanza felici da poter capire. Capire anche il senso per cui fosse giusto allontanarsi e il ruolo che, l’un l’altro avete giocato nelle felicità successive”. Detto questo il vecchio si versò un bicchiere colmo fino all’orlo di Barbera.

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