Penso, pensavo

Io penso, pensavo, che dopo aver vissuto l’Amore, e intendo ogni tipo di Amore, dopo averci vissuto sopra e sotto, e dentro. Dopo averlo respirato, ci si dovesse sentire per forza più pieni, arricchiti. Forti al mondo e ai proprio occhi, dopo aver guardato dentro sé e averci visto qualcosa, qualcosa che ci stupisse.

E invece ci si sente svuotati. Come sfumati. Un colore che non resta sulla carta, scivola via, incapace di trattenere sé stesso.

L’unica ipotesi che azzardai, tempo fa, é che forse il cuore s’allarga e dopo c’è troppo spazio che non si sa più di che riempire. Forse é che se vedi la sostanza, soffri l’immaterialità di buoni propositi, attese. Non lo so.

Oggi ho rifatto la carta d’identità e ho buttato la vecchia custodia. Sono tornato all’anagrafe, dove sei 2006 ero andato con due testimoni a rifarla. Perché l’avevo persa, gettata per sbaglio alla fine del concerto dei Guns N’ Roses, 48 ore senza dormire e solo ad alcolici. Ero andato con due testimoni, mio fratello, che oggi festeggia i 26 anni, e Valentina, la mia ragazza di allora. Avevo una custodia in cui metterla, che veniva da un negozio di Borgosesia, il paese dove vive mia nonna. Penso a come siano cambiate quelle persone, ed io. La custodia spezzata a metà e sostituita.

Domani faccio un salto a trovare Daniele, portandomi un bel mattonazzo che devo continuare a leggere. La nascita e il concetto di linguaggio suppergiù. Chissà. Quella casa, l’apple pie alla genovese… che tempi :)

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