Nostalgia Caralha

Giovedì mattina noto che sul sito dell’aeroporto non c’è traccia del volo che da lì a qualche ora dovrei prendere. Chiamo Alitalia per avere delucidazioni: mi rassicurano sul fatto che il mio volo è regolare.

In aeroporto però la pensano diversamente: nessun volo. Rimbalzato da uno sportello ad un altro scopro che il mio volo, operato in code-share da TAP, è stato cancellato e io sono stato spostato su un volo alle 7 del mattino. Alitalia però non mi ha avvertito. Il capo scalo di TAP mi spiega che il problema è di Alitalia ma può provare a sistemarmi su un volo che va a Lisbona, solo che sul Lisbona-Porto non c’è posto per cui avrei un biglietto “stand-by”: in pratica sono in lista di attesa. Chiamo al volo un amico che lavora a Lisbona che mi conferma di essere lì e che la sera potremmo incontrarci. Accetto. Mi fanno il biglietto. Per un volo che parte fra 10 minuti. Combattendo la piemontesità riesco a saltare la coda per i controlli di sicurezza e arrivare in tempo per salire sull’aereo, senza ancora idea di dove dormire.

Arrivato a Lisbona scopro che l’idea di TAP é di lasciare me a Lisbona e spedire la mia valigia a Porto. Gli spiego che non mi sembra un’ottima idea e dopo alcune ore riesco a recuperare la valigia. Raggiungo il centro, ripercorrendo l’assurda notte di un anno prima… i messaggi che mando a Diogo non gli arrivano, né a me i suoi. Lo chiamo col poco credito rimasto. Ci incontriamo alle 18.30 in Plaza dos Restauradores. Mi dice che starò in una casa affittata dalla sua compagnia (grazie Pedro, muy obrigado!) ma adesso deve tornare a lavoro. Vado con lui: stanno aggiornando le centraline della rete mobile di Lisbona. Si finisce alle 22.00, il tempo di passare al suo albergo e siamo a cena con dei suoi colleghi. Verso le 2 di notte crollo. Il giorno dopo visito Lisbona mentre lui lavora, di birra in birra le ore passano. Alle 22 finisce di lavorare, alle 22.30 ci incontriamo. Passare al deposito e in ufficio e via verso Porto, a 300 Km di distanza… verso l’1 siamo in città. Quel giorno molti Erasmus partono e la piazza della movida è un lungo addio fatto di Porto (il vino) e ultimi tentativi di abbordare le ragazze. Passano a salutarci Daniel, Marcello e Andrada, che ha di nuovo le treccine come a inizio Erasmus. Da lì a poco ci salutano per via della stanchezza. Io Diogo seguiamo dei suoi amici. Entriamo in un club. Quando spengono la musica ci guardiamo stupiti. E’ un fischiare e gridare “Caralho!”. Poi guardiamo l’ora: sono le 5. Il tempo dei saluti e si arriva a casa. Mi sveglio alle 9.30 e inizia una giornata di Francesinha, di spiaggia: l’oceano e la Caipirinha a poco prezzo. Parliamo tanto in questi giorni di Erasmus: delle cose che ho vissuto e di quelle che ho saltato. Parliamo dei percorsi di ognuno, delle difficoltà che ogni singolo componente di quel magico mondo ho incontrato. Programmiamo incontri. Per ora ho prenotato qualche giorno a Timisoara. Ma si spinge per andare a inizio Settembre in Transilvania. Chissà :) e bisognerà andare a trovare Marcello, e ancora aspetto la festa di laurea di Mojcarella. Ah… che nostalgia, una nostalgia Caralha. La sera saluto Marcello e Andrada che ripartiranno a breve, lui per Copenaghen, lei per Karlsruhe. Diogo, Daniel e Paula li rivedrò sabato prossimo a conferenza finita. Ora in Braga ne aspetto l’inizio. E penso a quei giorni e a come da quei pochi mesi sia scaturita una rete di relazioni e di incroci di nazionalità e storie senza confini.

Che vita, ragazzi.

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