Non c’è

Sara dice che ho troppe amiche. Io dico che non è vero.
Il ruolo dell’amico-gay appioppato al povero sottoscritto.
Mi piace parlare. Andare al Roar-Roads. Io, tre ragazze francesi. Una che a Torino ci vive, una che ci vuole restare, una che è triste di andarsene.
Torino e quelle vie che con la luce giusta, sanno così di ottocento. Quelle vie che quella sera ho percorso con un mantello, un signore a dirmi che anche lui da giovane, Goliardia e tutto il resto.
Poi torno per quelle strade. Sai, ripercorrendo quelle strade che in quel particolare periodo della mia Vita… non so, con la luce giusta forse, o l’assenza a fare da sfondo a brandelli di passato. Avverti solo il peso, il peso greve d’un non-esserci, così a dormirmi sul costato, ad annidarsi fra un respiro e l’altro.
Torno e non torno mai, rimango per sempre sospeso, incapace di raccogliermi tutto in un unico luogo, in un unico tempo.
Ci sono fatti che raccogli per strada, come il fatto che la stracciatella della gelateria Della Alpi sia epica. E ci sono fatti che disperdono te per strada, ti sminuzzano e ti tengono bloccato agli angoli di questa o quella città, di questa o quella esperienza. Non so se rimani più povero, più inconsistente. Non credo. Però, la giusta luce, la giusta assenza di luce e tutto… si confonde. Diventa palco in preda a pensieri. E mancanze che di giorno si sentono troppo sottili per mostrarsi, e ora ti danzano davanti agli occhi. E tu ne avverti la compagnia mentre torni a casa, in questa Torino di fine Ottocento.

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