Indulgenza

È che ti sente più indulgente con una parte di te quando ti rendi conto che è venuto il momento di abbandonarla. Chi non guarda con affetto la pelle che ora gli va stretta, la felpa stinta, rigorosamente nera e con quei disegni celtici. Io, in parte, avrò sempre vent’anni. E non perché sono stato un Goliarda, ma perché sono stato una solenne testa di cazzo. E lo sono stato sui tavoli del ‘Keller ballando in mutande, lo sono stato coi capelli rasati e tinti di blu per le vie di Amsterdam. Lo sono stato litigando con questo e con l’altro, lo sono stato sfasciando bottiglie contro il muro (rigorosamente vuote, tranquilli) e perdendo pezzi di cuore e pomeriggi interminabili dietro a lunghi capelli e poche parole mozzicate.

E allora ho fatto bene, sai. Specie a sbagliare. A riaccompagnarle a casa e non baciarle, o baciarle e non salire, o salire e non. E ho fatto bene quando alla fine ho detto fanculo e ho buttato giù ancora un sorso. Quando ho aperto il bagagliaio e c’era una cassa di Hell Bier. Quando sono passato a prendere un amico e non sapevo guidare mica tanto bene. E la protezione civile aveva una bella forza a dire di stare a casa, ma se era il primo sabato che avevo la macchina, beh, che vuoi farci.

E allora sì, sono indulgente. Come non lo sono stato con me stesso, come non lo sono stato con le persone che ho avuto intorno, come non lo è stato con me quel filo che si srotolava e non capivo bene, non capivo perché, non capivo come, non ne prevedevo le mosse, non sapevo interpretarne le bizze. Mi sembrava sempre così lento, il Tempo, e si smarcava all’ultimo. Rimanevo indietro; io, capisci? Io che sono nato vecchio, le mani dietro alla schiena.

E se sono andato, se sono stato. Se sono partito a mai tornato, l’occhio ancora perso per le stradine di Friburgo o di Augsburg, le piazze grandi di Monaco e The tent. La mente infinitamente, irrimediabilmente sbrandellata qua e là (sì, lo so che sbrandellata non é un termine che esista). Beh, mi manca forse tutto, eppure non saprei dire cosa non abbia avuto.

E il tempo sembra concedermi un armistizio. Claudio viene a bussarmi, adesso che vive a poche centinaia di metri da qui. Sara mi regala un libro, così, d’amblé.

E allora, beh stasera riguardo ammirato la recita d’una vita srotolatasi dietro a me. Che guardavo avanti e non m’accorgevo di quanto mi mettevo alle spalle. A volte ricordavo così forte da distrarmi, da sperdermi in semi sottili i veri pensieri, le vere emozioni.

 

1 Comment

  1. outlet
    18 Dec, 2012

    Not long ago, I didnt give plenty of consideration to making responses on site page posts and have left comments even much less. Reading through your pleasant post, will aid me to do so sometimes.

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