Fini e inizi

…l’ultimo sorso di Negroni finisce. Vado al bancone e poco dopo sto assaggiando una Caipirinha: è inutile, dopo averla assaggiata con Diogo, in una spiaggetta vicino Porto nessuna mi è più sembrata buona. Perché mi ostino a ordinarla per rimanerne sempre deluso?

Così oggi sono andato dal dentista, dopo, a metà pomeriggio ho fatto pranzo in questo fast food, proprio accanto a casa di una ragazza con cui stavo, circa dieci anni fa. L’ultima volta che ero stato in un fast food era a Salisburgo, dove ho visto per l’ultima volta l’ultima ragazza con cui sono stato.

Dopo sono passato in via Tripoli a recuperare delle cose da quella che era la mia casa, dove ho vissuto otto anni. Ora ci vive mie sorella. Ho preso alcune cose e ne ho lasciate altre. Ho visto quegli umidificatori a forma di matitoni e  ho fatto per prenderli, poi ho chiesto a mia sorella se le servissero e non ho aspettato la risposta. Sapevo che le servivano, che dovevano servirle; appartenevano a quella casa più che a me, al mio fantasma più che a me.

Sono venuto qui, in piazza Emanuele Filiberto per la prima notte. Non che fosse programmato ma giacché ho montato il letto in questa casa vuota e domani mi devo svegliare qui ho fatto che trasferirmi. Sono un frettoloso. La casa è strana: vuota, puzza di vernice e oltre al mio letto c’è solo la mia scrivania in tutta la casa.

Sono uscito per mangiare e ho incontrato un ragazzo che mi conosceva e che stava andando allo Stammtisch. Ho riposto i miei programmi (ubriacarmi e scrivere) e sono andato. Sono tornato ora.

E allora rinizio, anche se ogni inizio racchiude la fine, il momento in cui ci guarderemo alle spalle e rivedremo un riflesso distorto della mia prima impressione, dei primi sapori sulla lingua.

So poco, forse nulla. Da qualche volta la voglia di ricominciare, purché sia l’ultima. La prossima volta che ricomincerò proverò la stessa situazione, immagino.

Così continuerò a riniziare, in un continuo gioco di rimandi, di ritorno al via. Vorrei procedere, e forse semplicemente non capisco che è questo il modo di avanzare, un apparente ricominciare, ricostruire, cercare i pezzi per ricostruire un nuovo muro che cadrà. E così all’infinito.

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