Sponde

Dicono ci sia una differenza sostanziale fra il cercare una donna per amarla di un amore che basta a sé stesso o cercare la felicità che contempli anche una donna. Sono quelle finezze che sembrano dettagli ignorabili, quando sei giovane. E poi capisci che invece si tratta della differenza, fra ciò che è, diviene, e genera frutto, e ciò che esplode in una stagione, folgorante ed inutile.

Chissà.

Le differenze sono qualcosa che mi affascina. Come la differenza fra prima e poi. Un giorno, scambiarsi delle parole, delle spiegazioni che non convincono neanche chi le pronuncia. Lasciarsi dopo una lunga relazione è come tagliarsi un braccio utilizzando un coltello di plastica: richiede tempo, determinazione, e una certa impermeabilità al dolore. Alla fine, quando il taglio è completo il sangue ha già avuto il tempo di defluire. Rimane un lieve stupore, come un bambino che guardi la morte, si sorprenda che le labbra, già sottili, possano prendere un colore bluastro.

E la differenza sta nella distanza, che si è ottenuta ad un costo significativo. La distanza che vogliamo serva a darci respiro, a separarci da quella parte di noi che va in cancrena. La distanza poi rimane. Dove prima era conoscenza, confronto, la costruzione di risposte comuni. Ora è il nulla. L’altra sponda di ciò che un tempo era un noi rimane imperscrutabile. Mi chiedo che ne sia stato, in quale canale sia defluito tutto il mio amore. Se tu conservi, per ricordo, un poco della cura che io ho avuto per te. O se invece te la strappi di dosso, ovunque tu ne trovi la più piccola traccia. Se provi orrore all’idea di trovare ancora un poco dell’affetto che ho avuto per te. Ovviamente non ho risposte. Non da qui. Un tempo, me le sarei scritto da solo, le avrei disegnate seguendo lo spartito delle mie inquietudini. Oggi rimango in balia di una quieta curiosità. Chissà se sono più preoccupato del tuo destino o di quello dell’amore che ho speso.

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