Tappe

Mi sento come fossi all’aeroporto, sarà che mi ci ritrovo spesso. Mi sento come se stessi per andare e non fossi da nessuna parte per davvero. Dove andrò? Lo so qual’è il prossimo viaggio. Ne ho due prenotati, però non so cosa sarà importante domani. C’è uno spazio, è libero. Pericolosamente, meravigliosamente libero. Ho energia e intenti pronti a esplodere.

Sono in aeroporto; il Cotto, mio compagno di viaggio in questo week-end a Monaco di Baviera, è fuori a fumare una sigaretta. Io sono qui che passeggio, piacevolmente brillo, le maniche della camicia arrotolate.

La sera prima della partenza ho nausea e mal di testa.
Esco: Aruna, Claudio, Andrea, Erwin e il Cotto naturalmente. Il giorno dopo sveglia presto e decollo alle 8.35. Il volo è operato su uno dei quei Lufthansa regional con le eliche. Le eliche, capite?

A Monaco non ci sono fantasmi ad aspettarmi in metropolitana. Ricordi lontani, ma io la città l’ho conosciuta ad altro modo, al the tent. Io fumo solo quando all’estero: tiro fuori una sigaretta comprata a Madrid, fumo insieme al Cotto in Marienplatz.

A Monaco ci accolgono degli ex-coinquilini di Barbarina. Incontriamo Jana, lei parla italiano. E Andy, dormiremo in camera sua. Usciamo per fare un boccone.

Ci portano in giro, ci fanno conoscere la città in altro modo. La sera usciamo con Jana e delle sue amiche. Parlo un po’ di tedesco. Le amiche di Jana sono straordinariamente gentili e ci coccolano. Soprattutto ci danno da bere Glühwein e Schnaps. Chiacchiere, e poi un salto a un club: eat the rich. Quando stiamo per uscire prendiamo un cocktail. Dodici euro, per un litro di cocktail credo. Un litro di Long Island. La musica migliora. Una gran bella serata. Al mattino mi risveglio con un retrogusto forte in bocca. Di Long Island fatto male, di tanto, tanto Long Island.

Il giorno dopo io e il Cotto giriamo per la città e io compro un cappotto, tedesco. Torniamo a casa di Jana quando Paolo e la suddetta Barbarina sono appena arrivati. Visitiamo ancora la città, finiamo a una fiera nello spiazzo dove si tiene l’Oktoberfest.

Il giorno andiamo a un brunch. Fuori s’improvvisa una bufera. Noi usciamo e camminiamo sotto la neve. Assistiamo a dei pazzi furiosi che fanno surf lungo il fiume cittadino. L’englisch garten, le papere. La torre cinese. Neve, neve e bufera.

Controllo l’e-mail solo una volta. Ce n’è una che parla della possibilità che io spenda un anno a Monaco. Dà un riflesso strano alla città, una scusa per sorridere immaginandosi vivere dietro ogni finestra, abituarsi a ogni bar.

Non fumerò più tornato da questo viaggio, perché ho visto qualcuno aver voglia di fumare, e mi sembra che non dovrebbe funzionare a questo modo, uno dovrebbe fumare come un teen-ager: così, tanto per. Non so, forse bisognerebbe anche vivere a questo modo.

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