Strati

Stasera Clancy’s. Tornare a Rivoli, affrontare le curve che conosci, il solito fare stratificato e confermato dal tempo. Incontrare Daniela, starsi a contare le vite dandogli i nomi delle persone con cui le hai conosciute. Quel bacio saffico sotto a quell’albero, nella Clio parcheggiata malamente ad invadere spazi non suoi. Io c’ero. E in quel rifugio, e nel rifugiarsi in parchi. E tutti quei nomi. E Giulia, e le sue amiche. E Carmine dentro a quel Clancy’s, un pub vecchio a restaurarsi, a darsi quell’immagine di luogo capace di scivolare sopra al tempo. C’ero e c’ero troppe volte. Altra Bass, vorrei, a scorrermi nelle vene, a ricucire fili. C’ero sulle panchine, c’ero al parco di via Capra, c’ero sul Reno, c’ero alla Pellerina, c’ero mentre Daniela pattinava e noi tintinnavamo di lattine a poco prezzo. C’ero mentre scambiavate grammi contati con cura. C’ero in tante, tante occasioni e nel dimenticarle divento me stesso, mi approprio di me. Ricco del mio dimenticare, del mio inventarmi. Bentornata Giulia, da quanto tempo non si inciampavamo sullo stesso ramo? Bah. Vado ad interrogare l’oracolo travestito da bottiglia di Genepy.

E a tutti gli amici, i nodi di mesi alle spalle, a Giorgì che torna:

May the road rise to meet you,
may the wind be always at your back,
may the sun shine warm upon your face,
and the rains fall soft upon your fields and,
until we meet again,
may God hold you in the palm of His hand.

In fondo mesi fa ero ad abbozzare che (perdonerete la confusione, le parole cadute sul foglio e non corrette; noterete la costante pazienza del Genepy):

—-

Serate troppo chiare per essere confuse

Per compagnia voglio il giubbotto di
pelle e gli stivali texani. Altra telefonata, altra offerta di
lavoro, ma io ho smesso di lavorare, sono tornato uno studente. Ho
riaperto la porta della Tana e mi ci sono riaccucciato arredandola di
decine di puntate di Friends ed una bottiglia di Genepy. Sono tornato
indietro. Non guardo mai dalla finestra, al massimo fisso le pareti
gialle. Mormoro qualcosa camminando per strada, il berretto nero mi
protegge dal freddo e dai pensieri.

Alla fine di “spud” il “cowboy”
racconta a Ross di quando sua madre, quando lui era bambino, affogò
i cuccioli della sua cagna dicendo che preferiva eliminare ciò
di cui non poteva prendersi cura e poi rivolto a lui diceva “avrei
voluto saperlo fare con te”. E lui ripensandoci “magari fosse
riuscita a farlo”. Il cowboy poi entra nella roulotte, Ross è
in macchina fuori che dorme. La roulotte esplode.

Sarà che sono un sognatore che
non ha più sogni. Sarà che la bottiglia di Genepy è
rimasta chiusa perchè ci sono gli esami. Ed è
soffocante quest’idea di limite ad una libertà di cui in
fondo, stasera, non saprei che farmene.

sai
dev’essere bello dormire per sempre con le macchine sotto che vanno
avanti e indietro mentre piove. Come quando ero bambino. Oggi voglio
un riposo profondo, la pace. Fermare questa pacata insofferenza che
c’è qua sotto. Domani mi alzerò e guarderò fuori
come se ci fosse il mare o ancora meglio guarderò le montagne,
il corollario dei mei paesaggi natii e fisserò una cima. Là
la mia vita, domani inizia la ricerca della felicità. Zaino
leggero, panini al salame e preghiere. Non serve altro.

Oggi invece al Clancy’s spillavano Bass e la scambiavano con vil cartamoneta, sono certo d’averci guadagnato; invischiato in questo mio essere certo e sicuro da tanto tempo.

4 Comments

  1. paolo
    23 May, 2008

    ciao sono passato da  qui’ bellissimo blog!!!!!!!
    http://www.mspace.com/paolologgia
    myspace musicale se vuoi visitalo!

  2. Giulia wrote:
    21 May, 2008

    care Federica e Carminia, spero vi sia piaciuta la serata-solo-ragazze, per ricordarci che coltiviamo i nostri difetti, non desideriamo essere perfetti! Essì, a chi non incanta essere almeno un po’ un eterno effimero? :)E poi, è sempre bello parlare con te in allegria, (e se anche me lo ricordassi un pò meglio, mi garberebbe, eh! :O) .. comunque provvederò a farmi viva io, poiché ho scoperto lunedì che la batteria del mio cell. è nella borsa di Barbara, mentre io ho a casa mia i suoi tacchi..(?!?). Bello, bello, grazie della compagnia.. Gi.

  3. NiNieL wrote:
    19 May, 2008

    To put meaning in one’s life may end in madness,But life without meaning is the tortureOf restlessness and vague desire—It is a boat longing for the sea and yet afraid.[E. Lee Masters]E’ la parte del "restlessness" e del "vague desire" che mi le tue parole rievocano. Quel tentativo di volgersi e ritrarsi dalla felicità, dalla libertà, ricordi, volti e strade. Una proprietà elastica.

  4. michela urso
    19 May, 2008

    O Dio!!Non sono riuscita a capire esattamente di cosa parlavi..so solo che amo il tuo modo di scrivere!

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