Ripenso e penso

E così rieccomi qui, non particolarmente bene, non particolarmente male.
Penso, a parte il mal di testa (in fondo ieri era San Patrizio).
Penso, tornato dal mio primo intervento al Java User Group di Torino (ho vinto anche una maglietta).
Penso a quando mi parlano della solitudine. A volte mi dicono che non so gestirla.
Io la solitudine ho un’idea di cosa sia. Sarà perchè mio Padre è mancato da vent’anni ormai, sarà perchè a mia madre non ho mai parlato. Sarà che vivo da solo da 5 o 6 anni, non ricordo. Sarà che ci sono stati giorni in fila in cui le mie uniche parole sono state i buongiorno ed i grazie alle cassiere del GS. Eppure a volte mi han detto che non so stare da solo. E sul momento m’è sembrato quasi vero.
Ed ora sono qui di nuovo a cambiare ancora, trascinarmi fuori dalla pelle vecchia. Un respiro, un sorriso e via. Appena un attimo a girarsi indietro, riguardare il sentiero di vecchi me lasciati per strada e ripensare ad ognuno di essi con affetto.
E’ che ho tanti addii a me stesso da farmi girare la testa.
E’ che devo pensare ancora. Chi sono, cosa voglio. Soprattutto cosa voglio essere.
Ripenso alla mia vita recente e forse è vero che sto diventanto un ometto noioso che scrive a Specchio dei tempi. Le mie storie più belle, le mie avventure, si ingialliscono e si arricciano ai bordi.
E quindi qui, al crocevia di libertà sentimentale (se così vogliamo chiamarla) ed un nuovo lavoro (e domani forse saprò di più su quello che si aspetta da me) qui mi fermo al mio crocicchio. Guardo, penso, chiudo gli occhi e piano m’incammino. A guardare il paesaggio, a ricavare il tempo di perdermi in qualche bettola e recuperare nuove storie. E a dimenticarmi quanto mi manchi ognuna di quelle che ho con me, ed ogni sguardo incrociato, ogni bicchiere con cui ho brindato.

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