Report di fine anno (sono anch’io nella massa, fatemi spazio)

Può trattarsi di
una vita o di un attimo. Per me è stato un secondo o forse
un’ora, capita così, ti ritrovi senza stimoli nè
prospettive immediate. Ti isoli, lasci che il tempo ti scorra sulla
pelle senza lasciarlo entrare in te. Tutto fluisce attorno a te, i
movimenti ti sembrano stranamente lenti, gli atti privi di scopo, non
inclusi in un disegno. Meccaniche vuote, strategie trascurate. Un
tempo mi capitava spesso, nel mezzo delle serate si spegnere tutte
quelle luci, quel mio vociare, quella voglia di rincorrere la
prossima pinta annaffiandola di battute volgari. Fermavo le risate ed i sorsi e pensavo. Mi estraniavo. Questa volta è stato
diverso, avevo solo il vuoto dentro. E’ che mi servono strade nuove,
nuove emozioni. E’ sempre stato così, la fame e
l’insoddisfazione. Come un vecchio e patetico biker cui non riesce di
metter radici. Forse è solo che una volta, a 17 anni, avevo un
amico uguale a Kurt Cobain con cui cantavamo Smells like than spirit
di notte nei boschi. Sarò caduto nella trappola della banalità
di fine anno, a ripensare ai giorni scorsi e guardare il futuro. E’
stato un anno grande. Duecento almeno serate al pub, le uscite con
Ciube, Alessia, Micol, Giorgì, Alf. Un gruppo nuovo ma
assetato di ritorni all’alba di visite ai fornai aperti di notte, un
gruppo che si è sommato per alcuni mesi al solito solido
gruppo cui ho legato il mio crescere, mio e del mio fegato. Anche un
po’ di Goliardia. E poi il lavoro, cose che capitano, cose in cui ti
butti. Cose in cui lasci la possibilità alla vita di far di
testa sua invece che riporla via in attesa di sapere cosa farne. Sono
stato a Trieste, bellissima ma triste nella mia visita solitaria. Ho
visto Roma per la prima volta (e ci sono tornato altre tre volte in
capo a poco più di un mese), sono stato a Napoli (e non ho
saputo proprio amarla). Sono ritornato a Catania e a Pisa, diverse e
belle. Credo di essere cambiato. E ho voglia di ripescare quel che
c’è di me e c’era e ci dovrà essere. Ho anche un
giubbotto di pelle adesso, che conta del resto? Anche se non so
rispondere esaurientemente so ciò da cui devo iniziare ed è
lavorare su di me. Cambiare la direzione. Ho smesso di criticarmi (ma
ho continuato a criticarvi tutti). E diamine è stata una bella
sensazione: ho fatto quel che mi pareva in ogni occasione, ho vissuto
a casaccio. Mi sono divertito e sentito libero. Però ho anche
lasciato posto anche a qualcosa di sbagliato. Ho sbagliato a volte
nei confronti delle persone. E ammettiamolo, sono diventato un
bastardo. Non che sia una cosa iniziata l’anno scorso ma è una
cosa che quest’anno deve finire. E non sempre sono stato un amico
quanto avrei potuto. C’è spazio, tanto, per migliorarsi. Poi
mi han fatto notare quanto ormai venga considerato dalle voci di
corridoio un personaggio volgare ed uno scoppiato pronto ad insultare
chiunque. Beh è vero. Mi metto le dita nel naso e mi gratto le
palle in pubblico in assoluta libertà. Non riesco a trovarci
nulla di sbagliato “non si fa”, “è da maleducati”.
Mah, non mi riesce di accettare le cose cui non riesco a trovare un
senso. Ogni limitazione alla mia libertà deve averne uno, la
gente preferisce accettare regole cui non trova un senso per sentirsi
accettata, o magari non si pone nemmeno domande. Insulto e attacco la
gente quando trovo stupido quello che dice o faccio battute taglienti
per il solo gusto di farlo. Eh si. E mi ci diverto anche. Ci sono una
serie di motivi: voglio sincerità nei miei riguardi e
aspettarsi da me ipocrisia è… beh… stupido. E poi mi
aspetto che la gente accetti critiche a quello che dice. Non che le
critiche debbano cambiare per forza il pensiero di qualcuno ma
neanche far offendere chi le riceve. Ad una opinione può
rispondere la mia senza che questo scateni una guerra no? Trovo tanta
gente troppo incapace di accettare un confronto. Però c’è
anche cattiveria in molte mie parole o semplice sacrificare gli altri
sull’altare del mio divertimento. Questo è sbagliato, me ne
pento, ci lavorerò.

5 Comments

  1. Federico Tomassetti
    4 Jan, 2008

    Non lo ricordo ma in effetti è il genere di cose che faccio per cui… può essere….

  2. Claudio Stella
    4 Jan, 2008

    Aspetta un attimo, non vorrei dire una cazzata…ma una volta (un anno fa? boh) non ci avevi dato una lettera ciascuno dove dicevi le stesse cose? ;-)…ma a me piaci così, brontolone di un vecchio ubriacone!

  3. Rassviet
    3 Jan, 2008

    "…la vita è un anelito. La sua missione è tendere alla perfezione, che è realizzazione di sè. Non bisogna abbassare l’ideale a causa dei nostri limiti. Anzi, io per primo sono colpevole dei miei limiti. Ma di questa coscienza faccio la mia forza. Qualsiasi cosa io sia stato capace di fare nella mia vita, ha avuto origine, più che altro, dalla percezione dei miei limiti. L’uomo è un essere che si autogoverna, e l’autogoverno include necessariamente il potere tanto di commettere errori quanto di ripararli tutte le volte che vengono commessi…"
    Gandhi
     
    you are migliorating yourself! :-)
     
    buon lavoro scoppiato!
    con affetto,
    Giorgì

  4. Diana
    2 Jan, 2008

    Dovresti leggere un articolo uscito sul Caffè dei fratelli Verri. Parla di un indiano troppo sincero.

  5. Claudio Stella
    2 Jan, 2008

    A proposito, se vuoi un idraulico che ti sturi un po’ i tubi, ci sono sempre io…con amore…la tua testa piatta (che una volta assomigliava a cart cobein)…

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