Possibile siamo più scemi delle cose?

E’ strano quanto mi piaccia più scrivere che leggere. Scrivo scrivo e non ascolto. Ho i continui echi, riverberi nella memoria. Che accade e accade. C’è questo suono, è Two dei Motel Connection. C’è Claudio che si muove al ritmo della musica. Guardo, dopo tanto tempo Santa Maradona e l’acchiappo per un filo quel suono continuo. Quel continuo essere Claudio di Claudio. No?

Ci sono queste canzoni, ci sono queste ore al Politecnico. Pensa. Ragiona. Progetta. Segui queste idee. Prova a vedere dove portano. E’ divertente, mi piace.

Ma il fatto è che tutto, tutto accade con quel sottofondo di fatti, di antefatti che descrivono tutto il seguito. Mentre sono alla scrivania e la sera. Ho sempre, sempre 20 anni, le stesse facce, le stesse emozioni. E questo nonostante le distanze. Perché si, non sono più quella persona, non è quella vita. Quelle persone, quelle situazioni sono… evolute, sbocciate in qualcos’altro.

E oggi ho incontrato Marcello. Marcello da Karlsruhe. Fa il dottorato a Copenaghen. Parli come ti fossi incontrato ieri. Capisci? Il tempo, il tempo finge di esistere. Ma le cose, le cose non lo sanno, non la capiscono questa finzione. Rimangono lì.

2 Comments

  1. Le cose restano e non sanno cos’è il Tempo.
    Hai ragione: è qualcosa che forse capivo ma non sapevo spiegare.
    E mi permetto anche di aggiungere un pezzettino di idea: le cose IMPORTANTI non sanno cos’è il Tempo.
    che altrimenti, se ne vanno, macinate dagli ingranaggi di un orologio che non guarda in faccia nessuno, ma inesorabile prosegue nel suo andare.

  2. Maraptica
    16 Feb, 2011

    Io il tempo stento a capirlo, che certi giorni mi sembrano secoli, altri attimi. Ma una cosa l’ho capita, muta a seconda delle persone che lo riempiono. E’ l’unica certezza per me.

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