Porte enormi

Sono a casa, malato. Mi porto appresso l’influenza raccattata in un gelido alberghetto, nel corso di una operazione Z.

2013-03-02 22.21.23

Poi la settimana è ripresa, fra troppi impegni. Ah, è uscito il mio primo libro, esercizi di informatica.

Poi ieri sera dopo lavoro sono partito per Genova. Sono arrivato verso le 20 e raggiungo via XX Settembre, seguo la numerazione: 3, 5, 7…. 57. Confuso chiedo indicazioni ai passanti che o fuggono o non sanno aiutarmi. Proseguo 59, 61, 61b… 9, 63, 11, 13. Proseguo e trovo l’alberghetto pagato coi soldi del glorioso Politecnico. Scopro che certe vie hanno una numerazione rossa e una nera: una usata dai negozi l’altra dal resto degli edifici. Peggio di quando scoprii la numerazione chilometrica nei colli sopra Modena (i numeri indicano la distanza in metri dall’inizio della strada per cui in uno sperduto paesino si possono trovare numeri come 3702, che fa molto Beverly Hills).

La febbre, dicevamo. Esco nel freddo della sera, per le strade quasi nessuno e i bar chiudono al farsi delle nove. Mi muovo stanco, ho freddo e cammino. Mi serve cibo. Trovo una piadineria dove hanno già pulito i tavoli, mi fanno da mangiare lo stesso. Ci metto un’eternità a masticare lentamente la piadina. Tornando guardo l’enorme porta vicino all’albergo. È fuori scala e fa sembrare minuscole le persone, le auto i pullman. La guardo e penso che ci sono cose fuori scala mentre io mi lascio mangiare vivo da mille dettagli.

2013-03-05 08.14.01

Il giorno dopo presento il mio paper al workshop e ne discuto con un ricercatore di Karlsruhe, incontro gente con cui ho già lavorato o che ho già visto ad altre conferenze. Che magari ho aiutato a comprare un biglietto del treno, improvvisando uno spagnolo che a me viene più facile che a uno svedese.

Riparto verso l’ora di pranzo.

La sera mi rispondo un ricercatore che ha trovato il tempo di dare un’occhiata al mio paper, un ragazzo greco incontrato anni fa in Portogallo mi manda un suo articolo (che voglio leggere, appena trovo il tempo). E così rinizio, senza il tempo di capire, scegliere, respirare. O magari guarire dalla febbre.

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