Poi forse è tutto qui

Sono stato preso dal caldo, gli esami e soprattutto da Moonbiter.net e così ho trascurato un poco il blog, fedele compagno dell’inverno

Poi forse è tutto qui. Ammettiamolo. Siamo solo umani.
Solo umani no? Una sorta di curiose bestie che hanno deciso di usare delle pietre
per rompere le noci invece della propria testa. E da lì poi ci siamo fatti prendere un pò la mano.
Siamo delle bestie, carne, ossa e tendini abbandonati su questa terra materiale, bagnata da acque salate,
bruciata da una palla di fuoco. Sa di rustico non trovate? Qualche pianta qua e là ad abbellire, qualcuna
che se la mangi, bè scampi ancora un giorno alla fame, qualcun’altra che se la mangi, bè smetti di campare. E così fra tentativi andati a buon fine e fatali indigestioni di amanite muscarie eccoci qui. Solo che nel frattempo si è perso questo contatto con l’essere bestie fatte di sangue ed un pò di organi ammucchiati alla bell’e meglio. Io almeno questo sentore l’ho perso. Questo legame non riesco più a coglierlo. Non mi avverto attore, fisicamente presente in questa terra, quanto più un etereo osservatore o se volete una sorta di fantasma. Coltivo giudizi e rimpianti da affezionato spettatore. Rimpiango la vita dei miei genitori, le grandi case di campagne, i giardini, i muri intonacati di bianco, i pollai "che una volta erano lì". Commuoversi davanti all’ufficio di un nonno che non ho mai conosciuto. Un ufficio che è rimasto lì. Ci passavo di fronte da bambino e mi interrogavo. Mi capitò dopo anni di insistenti richieste di entrare per un breve (e attentamente supervisionato) giro di ispezione. Ne uscii più curioso di prima e per questo allungavo di un poco il mio eternamente ripetuto giro in bicicletta per il cortile in modo da passarci davanti, come a raccogliere una sorta di benedizione. Da fuori non riuscivo a vedere niente perchè una sorta di pellicola copriva i vetri. Ma il tempo, che qualcuno avrà ormai scoperto essere il mio grande nemico, nemmeno di quelle pellicole ha avuto rispetto e forte della pazienza che a me manca a poco a poco le ha intaccate fino a che ora, scrostatesi, vengono meno al loro compito denundando i cappelli e le sciabole portate dall’Africa, il guscio di una vecchia tartaruga, il tavolo da disegno, gli atlanti e le mappe. Il santuario di un uomo che ha conosciuto la fatica, il sacrificio, ha desiderato e saputo ottenere. Un uomo di cui porto il sangue, un uomo che non ho potuto conoscere e di cui rimangono le foto, i rimpianti, le storie di una vita avventurosa ed un vecchio studio. Ed io mi trovo a vivere in un mondo di inizio novecento fra la fame, la voglia di costruire qualcosa, l’energia e la certezza di un futuro migliore. Rifuggo il mio presente, la mia continua sensazione di aver passato l’età dell’oro, la mia sindrome da quotidiana strage di Superga, la certezza di aver perduto quanto non si potrà mai più recuperare. Ho le storie di uomini che hanno riconquistato il perduto, riniziato, e a volte sembra non bastarmi perchè pur essendo vero che mentre la barba incominciava ad incorniciare il mio volto il mio carattere mutava ormai porto in me l’affetto estremamente forte per il mondo della riflessione e del rimpianto, al quale torno, al quale appartengo e che è in fondo l’unico luogo della mia infanzia. E’ come se non fosse il mio tempo, come se avessi già vissuto, o non mi interessasse farlo.

Questo da un lato apre anche possibilità che ritengo più che interessanti perchè mi permette di guardare alla vita come un gioco, che so già di perdere, che gioco distrattamente mentre osservo il passato. Come ebbi modo di leggere "non prendere la vita troppo seriamente, comunque vada non ne uscirai mai vivo". Ho la netta sensazione che nella lingua originale suonasse meglio.

3 Comments

  1. unaperfettasconosciuta wrote:
    27 Jul, 2006

    …davvero dici che siamo tangibili,concreti???? ecchediavolo! ecco perché tutti questi lividi!!!! dev’essere quando sono caduta dalle nuvole! (sorrido)
     
    …anch’io mi sono detta che forse per cercare il massimo "irraggiungibile" si corre il rischio di perdersi qualcosa di concretamente bello e realizzabile…..tuttavia, ancora oggi mi chiedo….se sia davvero cosi giusto limitare la ricerca…
    abbiamo questa opportunita..non esiste un bis…
     
    in fondo…le opzioni potrtebbero essere molte….per esmpio tu non hai citato le "rosse"!!! e, per richiamare un ambito un po meno maschilista,….direi che la ceres rossa e’ una vera libidine!!!! (sorrido di nuovo)
     
    …forse è questo il dilemma maggiore….forse è la consapevolezza naturale di non avere bis che ci spinge ogni giorno alla ricerca di nuove sedi dei nostri brividi…anche se con il costante dubbio che forse noi ( cioè quelli come me) gitani del pensiero, randagi per il mondo…ogni tanto dovremmo piantare le tende…del resto la radice stessa è fonte di vita…
     
    bon, non voglio tendiarti ancora con miei costanti e vorticosi dubbi esistenziali…
    meglio che vada…
     
    comunque…si si, una granita al limone ma in una giornata estiva…altrimenti preferirei essere una ditata di nutella!
     
    ciao!

  2. Federico Tomassetti
    24 Jul, 2006

    Ehi però adesso mi incuriosisci. Più che paura io direi stupore, come un senso di vertigine che si prova nel rendersi conto di non essere dei, di poter sanguinare. Di essere concreti e tangibili, calati in una realtà anche spiacevole ma comunque fatta dominata da leggi fisiche anche crudeli ma ineludibili. Si forse in effetti c’è un pò di paura… io dpoi direi che è inevitabile cercare se stessi in quello che si legge. E’ quello il bello dello scritto, lascia più spazio per inserire la propria visione. Mi è piaciuto molto il paragone con la miniera. Credo che sia molto a prendere, il problema è che se non si tratta di quello che cerchiamo tendiamo ad ignorarlo. Insomma a volte avere una idea troppo chiara di quello che si desidera ha come conseguenza il girare con il paraocchi.Se mi perdoni il paragone poco "elevato", a furia di cercare la biondona ti perdi la splendida morettina che sta lì al tavolo di fianco.Personalmente sono contento che nessuno mi insegni, la cosa che mi piace di più e fare esperienze per le quali non sono pronto, imparare a mie spese. Sbagliare, adoro sbagliare. E credo di essere anche bravo.Una granita dici?

  3. unaperfettasconosciuta wrote:
    24 Jul, 2006

    …le tue parole sembrano esprimere paura…una sete desertica, distratta da un miraggio.

    ma forse mi sbaglio.Forse cerco me stessa mentre leggo le tue parole. Forse cerco conferme..persa, come sono, tra i labirinti dei pensieri e dei timori che si formano nella mia mente.
    la vita non è un gioco. la vita non è una favola.la vita non è mai come ce la raccontano. la vita non si sa cosa sia.
    Nessuno ce lo insegna…
    è un desiderio ardente. è la passione, l’ossessione, la perversione. è stella nel giorno e sole nella notte…è ricerca di diamanti in un giacimento d’oro..
    mancano i termini di paragoni..nessuno prima ha vissuto la nostra esistenza, nessuno è mai stato nelle nostre vesti…
    tutto è vissuto per la prima volta…nessuno ce lo insegna…
    si sprecano giudizi, consigli assennati e assonnati. e tutto cio moltiplica le paure che riecheggiano nella cassa toracica…
    vorrei essere…una granita al limone in una giornata estiva…

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