Panchine

E’ quasi sera quando arrivo a quella panchina. Ti vedo da lontano e ti riconosco nonostante i capelli più radi e, ammettiamolo qui fra noi, quasi bianchi. Sei sereno, mi guardi e sorridi. In quel sorriso mi chiedi tante cose: dalla prima volta che mi sono fatto la barba, dalla laurea, del lavoro e anche delle donne (e non ci credi non ci sia nulla da dire). Tutte le domande, tutt’assieme, come se fosse tutto una cosa sola, un modo per dirmi "e tu? Come vivi?" con quel disinteresse ai dettagli che é anche mio. Vorrei risponderti ma non ho parole e oggi, caso strano, credo che la mia voce non riuscirebbe a superare questa decina di metri. Non so risponderti ma quello che mi importa è stata la domanda. Un soffio di vento, uno solo, quasi uno sbuffo trattenuto e la prima foglia vittima dell’autunno si posa piano sulla panchina vuota. Ma qui, con questi begli stivali, il maglione pesante e tanti bei ricordi credo di potermi permettere di avere gli occhi lucidi.

1 Comment

  1. Elena
    3 Oct, 2007

    Le panchine sono come le verande del vecchio West..posti che sono allo stesso tempo un luogo dentro e un luogo fuori, zone di passaggio, di transito.
    A me uno che sta seduto sulla panchina mi dà l’idea di una persona che non si ferma per restare.
    Nel senso che ti aspetta per poi rialzarsi quasi subito. Non so. 
    Sono come l’autunno, un po’….infatti se ci penso, alle panchine intendo, mi viene in mente una foglia arancione che svolazza, l’odore delle castagne, non il lungomare, tanto per capirci.
    abbracci
     

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