Non è che voglio dire proprio qualcosa

E’ che magari torni e non c’è niente sul fuoco, come dire, nessuna minestra che venga ad aprirti la porta. Come essere un numero primo e quel che ne consegue; ti moltiplichi un po’ con me? Ma è più complesso di così, you know. I colori ti danzano attorno e se proprio glielo chiedi ti stringono le mani, a volte poi ti giri ed il pavimento s’è tenuto un pezzo della tua ombra, ma che ci vuoi fare? Ci sono momenti, ma più che momenti sono schegge di momenti in cui ti sembra che poi per vivere basti chiudere gli occhi ed ascoltare la musica. Solo che poi li riapri e ti accorgi che la vita sta parlando con quello a fianco a te, capisci che ci vuole un minimo di collaborazione da parte tua. Come saper governare sapientemente le correnti, non dico lottarci. Poi si, si cena tutti insieme nel piano di fronte, il G5, e devo andare a recuperare dei piatti da casa mia, l’H5 perché non bastano. Ma condividi, scambi nuove teorie. Chi di voi, onestamente, sapeva che il Portogallo è stato scoperto da dei ragazzi brasiliani pochi anni fa? E chi fra voi sapeva che questi ultimi hanno impiegato tanto tempo a raggiungerlo solo perché hanno voluto aspettare una buona offerta da Ryanair? Poi giù al bar del K4. Lo capisci proprio che non ti vogliono se organizzano una serata con cinque happy hour consecutivi. Birra a sessanta centesimi, vodka lemon ad un euro… e tutto va come deve andare, australiani riportati a braccia in camera. Belghe diverse fra loro che fanno le schegge ognuna a modo suo. Mojca a volte fa davvero crepare dal ridere… eh eh eh. Daeniel va lì e si prende sei sangrie e balla così… che ci vuoi fare, è che tutto ruota, che ti bussano i sensi a destra e a manca. Eppure tutto è semplicità, d’altra parte tutto tace.

Non lo so, forse è davvero possibile sopravvivere per un inverno senza caldarroste, senza neanche il loro profumo nelle strade.

Leave a Reply

%d bloggers like this: