Never let me down again

Ora lunghe e difficili passate davanti allo schermo, un venerdì che si presenta impegnativo, balena l’idea di continuare dopo cena a dedicarsi alle incombenze; sembra comunque ragionevole starsene a casa a riposarsi di fronte alla levataccia che si prospetta però poi mi dico che non posso cedere; neanche un passo, neanche una rinuncia. Il lavoro deve venire dopo, sempre. Anche dopo una serata tranquilla a casa di Davide.
 
E poi altri due giorni per preparare l’ultiima lezione, quella di lunedì. Ad un certo punto stacco. Salgo in macchina e ritorno a Buttigliera. Incrocio una BMW lucidata a specchio, dentro due ragazzi e due ragazze, tutti con occhiali a specchio. Li immagino felici nel loro sogno pre-confezionato. Semplice. Ma è che sono presuntuoso e mi sforzo di non ripensare a quella pausa in cui consultavo cataloghi in Internet alla ricerca del nuovo-cellulare-con-fotocamera-da-2-megapixel. Certo io lo cercavo con tastiera QWERTY (quelle con un tasto per ogni lettera) estraibile, capace di leggere PDF, documenti word e con connettività Bluetooth 2.0 & Wi-Fi, ma questi sono dettagli, la dura realtà è che uno non sa come comprarsela qualche soddisfazione e ci si abbandona ai gingilli: al-cellulare-che-fa-le-foto. In altri termini sono fottuto. Che poi l’assurdità di tutto ciò è che io le foto non le faccio (certo, il mio attuale cellulare non ha la fotocamera), perchè non ne colgo il senso. Certo capisco l’emozione del momento in cui dici "questo attimo è da bloccare, da conservare" quello che non capisco è quando le si riguardi queste foto. Per farlo devi avere un momento in cui ammetti di non avere la possibilità di cogliere un’emozione come quella che vai a ripescare. Mah. Dimenticare, perdere continuamente la verginità. Dimenticare e reimparare. Mi sembra sia meglio presentersi vergini alla vita, curiosi e tentati, piuttosto che rassomigliare una vecchia baldr***a che troppo ha visto e, davvero, non ne vuole più (nota-di-me: davvero  non trovi nessun giro di parole un po’ più intellettuale per esprimere il concetto?).
 
Vicino al punto di rottura, ma la macchina va, e dopo qualche attimo di cupa disperazione per le prospettive che m’attendono scatta quel meccanismo che nei momenti bui, quando rassegnazione e totale mancanza d’entusiasmo si associano alla serata che immagino, allora qualcosa mi spinge a cercare qualche energia, qualche molla. Qualche appiglio che il razionale non mi da. E mi ripeto quello che i Depeche Mode continuano a dire "Never let me down again". E per il resto si vede.
 
We’ve be on the run
Driving in the sun
Looking out for number one
Bierkeller, here we come
Right back where we started from

Well, hustlers grab your guns
The shadow weighs a ton
Driving through Rosta 
Bierkeller, here we come
Right back where we started from 

Bierkeller
Here we come

2 Comments

  1. giulia venturini
    26 Apr, 2007

    è terribile come certe volte il passato sia più forte di un eventuale futuro…
    e come in questi casi il presente perda quasi ogni significato.

  2. giulia venturini
    25 Apr, 2007

    chi ti scrive è un’appassionata di fotografia. forse nel senso più puro del termine, ma adoro anche le foto cazzone, le foto con il cellulare, perchè non posso portarmi sempre dietro una reflex, e perchè i rullini che piacciono a me costano troppo.
    chi ti scrive si rifugia nelle immagini, perchè sono l’unica cosa che rende tangibile, a me, un ricordo.
    ovvio, il sorriso di una foto scattata in un determinato momento non lo ritroverò osservando un pezzo di carta o un immagine sul pc. ma rivivrò quell’istante. non sorriderò allo stesso modo, ma vedrò come sorridevo. e allora mi sentirò un po’ più partecipe di un bel passato. scatto foto per il futuro, scatto foto proprio per non presentarmi vergine davanti al mondo.
    odio l’oblio di chi dimentica. odio l’impressione di vivere tutto per la prima volta. un’esperienza è unica, ma è resa quello che è da tutte quelle esperienze che ho vissuto prima.
    scatto foto, per ricordare meglio quelle esperienze.
     
    beh questi sono deliri, ovviamente. miei deliri.
     
    grazie di ciò che hai scritto sul mio blog.
    mi ha fatto ripensare un po’.
    è vero, la mia è proprio voglia di fuggire, voglia di sentirmi straniera, voglia di uscire da una casa diversa, vedere posti diversi, e conoscere gente che non abbia nulla a che fare con gente che già conosco.
    e voglio roma.
    voglio roma perchè non è torino. andrebbe bene anche la francia (considerando che sono mezza francese, e io i francesi ovviamente non li odio).
    ma non voglio torino.
    è difficile per me pensare di non emozionarmi davanti a quelle piazzette che conosco solo io, è impossibile immaginarmi lontana da quella panchina della piazza olimpica, fa un male assurdo l’idea di non alzarmi e andare all’università, e guardare la mole dalla finestra di palazzo venturi.
    ma quando la tua città inizia a ferirti, nella tua testa scatta per forza l’idea di tradirla.
    non voglio più rivedere la panchina di piazza vittorio, quella vicino al lab. non voglio più ritrovarmi con le lacrime agli occhi davanti al monumento di piazza castello, non voglio più prendere 3 pullman per non vedere le fontane dei giardini cavour.
    forse non devo fuggire da torino, ma da quel filo sottile che lega ogni angolo della città ad un passato doloroso.
    ma intanto voglio roma, dove nulla, spero, mi risputerà addosso quello che è stato.
     

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