Modane

Che poi il treno non ci arriva più fino a Modane, quel tratto di ferrovia è chiuso per lavoro da anni. Epperò io ci ero andato più volte a Modane in treno. E’ che mi immagino di vagare in quest’approccio d’estate. Chi viene a fare un giro con me? Mica volete che me ne torni di nuovo a Susa da solo? Che poi si potrebbe anche fare…
 
Per quanto mi interrogassi non trovavo una risposta al perchè avessi deciso di salire su quel treno, quindi smisi di pormi quella domanda e diressi la mia attenzione al panorama che sfuggiva veloce per rallentare e farsi catturare solo all’ingresso in ognuna delle piccole stazioni che costellavano quella tratta: dapprima Avigliana e Bussoleno e poi Bardonecchia. Infine Modane. Scesi. Non che fosse una decisione difficile o combattuta, si trattava del capolinea. Essere senza scelta risulta un’ottima cura per ogni forma di indecisione.
 
Un sole timido, pigro, sufficiente mi accolse; unico viso noto in quella cittadina dalla parlata straniera. Erre perdute in discorsi oziosi fra i binari. Turisti, qualcun’uno, autoctoni e poi me. Non autoctono certo, turista nemmeno. Lì così, a starmene in piedi. A fissarmeli i piedi.
 
E’ che voglio partire.

2 Comments

  1. Rassviet
    19 Apr, 2007

    non è poi cosi strano…capita di salire su un treno senza un perchè…solo per dare alla mente la possibilità di pensare in un contesto diverso rispetto alla solita vecchia cameretta…io qualche tempo fa mi sono ritrovata a percorrere la torino-milano per ben due volte…due andate e due ritorni nello stesso giorno…e ho smesso solo perchè ho finito i soldi!
    però a pensarci bene…forse si… è strano…

  2. Elena
    17 Apr, 2007

    E certo, perchè è giusto così. Se non parti, non ritorni. E quando sei in esilio da te stesso, per riprenderlo ‘sto maledetto te stesso, devi andare e poi ritornare. Con me funziona. :)
     
    (Non so se ho colto il senso del tuo intervento, con questo commento… è che sono svarionata, ogni tanto. Ehm. Vabbè.)
     
    saludos

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