Lo stato generale delle cose, la conta, i fantasmi e soprattutto la visita alla mitica Giovannona

La scorsa settimana ho potuto fare un regalo a una mia passione ed entrare in un luogo particolare, parlarne con un esperto importante, fra nebbia e carpe giganti.

Poi venerdì ho avuto la possibilità di presentare le idee su cui mi piacerebbe lavorare a una personalità influente del settore, sentire i suoi commenti.

Venerdì, la sera, c’è stato il compleanno del Ciube, il suo ingresso nei trent’anni. Ho orgogliosamente ideato il sottomarino birra-San Simone: il suo sapore particolare ha riscosso successo.

Poi fra l’influenza e una notte insonne sono volato a Madrid dove la buona Giovannona mi accolto, semi-febbricitante e portato in una seratina tranquilla. Una decina di locali girati (fra cui il locale del video qui sotto), il rientro verso le cinque. Domenica sera, replica.

Madrid.

Vuol dire tante cose. Le milf che ti abbordano, gli italiani improbabili, Gilda e il suo accento marchigiano che mi ricorda quello delle mie cugine. Stefania e Romina che parlano del loro lavoro. Chiacchierare con Giovannona: che c’è nel futuro?

Vuol anche dire prendere la metropolitana e scorgere un fantasma che continua a discutere con un ragazzo che mi somiglia, non fosse per i capelli più lunghi e scompigliati e i braccialetti da quattro soldi, non fosse che sorride d’una gioia incontenibile. Continuano a dibattere se la linea 10 bisogna prenderla in direzione dell’Hospital Infanta Sofia o verso Puerta del Sur. Provo ad avvicinarmi, a capire, ad aiutare. Non fanno caso a me, riprendono, come un nastro riavvolto all’infinito. Rimango un attimo, prima di capire quanto poco io centri in una scena che mi ha riguardato così tanto. Cammino per Madrid e mi rivedo ora qui, ora là. Il viaggio di due anni fa, di cui nel blog non c’è traccia perché allora non si poteva parlarne, credo. O perché ero troppo impegnato a essere felice per scriverne. Forse ne accennavo vagamente qui (nel frattempo ho imparato a fare copia e incolla sul Mac).

Lascio tutto sotto all’angelo caduto, dove due anni fa avevo freddo. Vado al palazzo di cristallo, alla mostra che ospita. Cammino con Giovanna. Lei fa tante foto. Lei vive in una città viva.

È che la felicità è un concetto astratto mentre i ricordi hanno forme concrete, è più facile ti rimangano impigliati fra i denti, mentre corri a perdifiato alla ricerca continua di un senso che, a me che ho tutto il resto e anche di più, ancora manca.

Ma vedi; a te, caro fantasma di me (la foto sotto al maggiolino), a te lascio quella felicità per cui hai combattuto, a me spetta mantenere la promessa alla Vita. C’era un Lupo dopotutto quel giorno di tanti anni fa, e io devo tornare dove soffia forte il vento e la foresta sembra non finire mai. E che importa del taglio sulla zampa se puoi respirare ghiaccio e correre a rotta di collo, se puoi vivere di spazi sconfinati.

Scrivo a Giulia. Non mi odia: questa mi sembra una cosa buona.

Guido e riascolto Sei ottavi. Una volta non ero in grado di farlo. C’è la notte e guidare di notte. Le stelle, i chilometri diritti. Questo è essere liberi, figli con pieno diritto dell’esistenza.

Sono stati giorni buoni. È stato molto bello rivedere Giovanna. La conobbi in Germania, l’ho rivista in Veneto e ora in Spagna. Dove la prossima tappa?

 

Grazie di tutto. Madrid è stata bellissima ma Bassano e Vicenza mi sono rimaste nel cuore. Sono ancora irraggiungibili.

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