Limiti

A volte mi scuoto dall’ipnosi che mi affligge, smetto di osservare il modo distratto di cadere dei giorni come non mi riguardasse. In quei momenti cerco la porta, che, mi pare di ricordare, da su un modo di possibilità complesse, di combinazioni infinite e di spunti nascosti nella forma di una foglia, lo snodarsi di una strada, l’agitarsi di una cappotto multi-colore o lo squarcio di una risata argentina in una via monotona.

 

In mezzo a quelle possibilità riscelgo invariabilmente le stesse: comprare un altro libro che non avrò tempo di leggere, e un altro che non avrò voglia di leggere. Come se la libertà la si potesse tirar giù da uno scaffale, pagare, e mettere al sicuro nella libreria di casa per poi tornare, finalmente, a occuparsi di quelle cose che ci proteggono dal non saperla scegliere, la libertà.

 

Io ho bisogno di libertà, mi servirebbe un’ora d’aria da me stesso, dalla capacità che ho di soffocarmi e definire possibilità minime al scopo di nascondermi tutte le altre.

 

Rimango con il senso che non sia importante cosa ci sia là fuori, ma cosa ci sia per me, non quali colori addolciscano le giornate, ma quali colori io sia in grado di distinguere, di far fruttare e trasformare in emozioni, non in malinconie irraggiungibili che scorrono dal finestrino mentre torno alla mia ipnosi.

 

Ci sono limiti, e sono quasi tutti dentro me. Della mia mancanza di libertà non ho un mondo là fuori da condannare.

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