Libere ore

Giorno feriale ed io sono a casa. In ditta abbiamo il "patrono mobile", oggi era l’ultimo giorno per usufruirne, preso. Al mattino mi chiamano per dirmi che lunedì sarò a Napoli, mi sento di colpo più stanco ed è stupido. Al pomeriggio esco, è sempre lì, sulla mia vecchia Seat Ibiza che i soliti pensieri mi trovano, dove non ci sono azioni concrete a proteggermi. Qui la solitudine mi prende, mi colpisce attraverso ogni spiraglio. Nel mentre nuvole e cielo lottano spartendosi lo spazio, il sole picchietta sulle montagne. Forse questo potrebbe bastare a recuperare, a sparpagliare l’amarezza, darmi una tregua. Il primo freddo mi ricorda un’estate spesa lontano da ogni dissoluta mollezza, ogni piccola stupida avventura, al lavoro. E non è del lavoro la colpa, questo è quanto è più duro.  Sono in questo buio da tanto ed i miei occhi ci si sono abituati. Colleziono esperienze, colpi di testa ma che conta? Non so più sognare perchè i miei sogni sarebbero tutti volti a cancellare questa solitudine, i miei sogni, dannazione, non riguardano solo me. E’ questo che voglio cambiare. Perchè in quella house of the rising sun che non c’è io c’ero poi davvero? Credo ci sia un’altra casa, una stufa ed una ghiacciaia sempre colma di birra. Un posto dove stare. Dove poter invitare qualcuno di tanto in tanto e poi al suo andarsene sprangare la porta e restarmene lì nel mio mondo. Perchè non c’è solitudine ch’io possa curare senza curare me e la mia stupidità che non è però ancora tanto forte da non farmi vedere quanto abbia intorno a me. E’ che coltivo tarli o che nessuno in realtà ha bisogno di me. Ti sei mai sentito un albero i cui frutti marciscono sui rami?

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