Io vado un po’ più in là

Sono tornato dal secondo viaggio Gonzo, e sai, pensavo.

Passando per Borgone e su, i bar, la pasticceria, le sale d’aspetto. Pensavo che io vado un po’ più in là invece di fermarmi qui fra i ricordi.

Proseguo, facendo tappa là in cima al colle, dove dicono che l’umana vita è breve, ma più di chi non vive è morto chi non beve.

E mentre vado un po’ più in là dita di fantasmi sfiorano la mente, il giorno e la notte. Credo non siano nient’altro che grumi di felicità, vissute o schivate, che si sono condensate in chiazze giallastre. Rimarrei a fare due chiacchiere con loro, a volte per malinconia, a volte perché non ho la forza di alzarmi. Però so che devo andare, un po’ più in là.

L’amico ti dice che invece dovresti saperti fermare, dirti già arrivato. E se non posso negare me stesso, devo andare. E la sua voce si fa un po’ meno solida. Accantonato fra i fantasmi e le lenzuola pulite.

E lo temo quest’andare un po’ più in là. Non ho garanzie né elementi per capire cosa ci sia, più in là. Un sentiero in cui sono solo, e questo è parte del viaggio, questo sentire la mancanza di strade già viste, di posti dove ho spezzato il pane.

Changing of the guards

Let’s see.

Buon viaggio a me stesso.

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